venerdì 13 febbraio 2015

SKINHEAD

"I want all you skinheads to get up on your feet...
put your braces together and your boots on your feet...
and give me some of that old moonstomping!"
("Skinheads Moonstomp" - Symarip, 1969)



Londra fine anni '60. Se la parte più vezzosa dei mods decide di abbracciare lo stile psichedelico, ecco allora che la parte più rigida del movimento, gli "Hard Mods", decide così di convertirsi ad un nuovo stile ancora più aggressivo e settario: lo Skinhead.
Il termine skinhead, nato nel 1969 a sostituzione di altri appellativi quali "nocciolina", "limone", "uovo sodo", "teste d'osso", identificava in sostanza l'insieme del giovane proletariato londinese che, accorciatosi drasticamente i capelli, condivideva  e difendeva violentemente alcuni dei valori tradizionali inglesi della classe operaia, contestando la frivolezza della swinging London e dei freaks, l'imborghesimento della classe lavoratrice e l'oppressione di quella dirigente. Sono spaventati dai repentini cambiamenti della società, dall'eccessivo consumismo, odiano gli hippie e sono convinti di esser stati derubati del loro passato fatto di bevute al bar, partite di calcio ed incontri di pugilato. sono arrabbiati e forti contestatori che cercano di sfogare la loro inquietudine e frustrazione creando disturbo e aizzando risse dagli stadi, alle fermate dei mezzi pubblici ed a qualsiasi angolo della strada. Nonostante l'avversione per tutto ciò che è straniero, non possono considerarsi razzisti, anche se spesso vengono erroneamente associati ai naziskin, anzi provano grande rispetto per le gang giovanili caraibiche, con cui si ritrovano spesso ad infastidire qualche pakistano preso di mira solo perché facile da attaccare in quanto considerato incapace di reagire alle botte.
Il loro look è composto da capi economici e chiaramente proletari che venivano indossati in maniera impeccabile e con estremo rigore. I ragazzi, completamente rasati come i galeotti, i militari o antichi guerrieri, sono soliti indossare bomber o giacche da fatica inglesi, con sotto camicie bianche perfettamente stirate o quelle button-down a quadri, jeans Levi's 501, stretti e risvoltati sul fondo per mostrare i calzini in tinta o i pesanti anfibi, principalmente di marca Dr Martens, tirati a lucido e con la punta in acciaio per lasciare meglio il segno al malcapitato di turno. Immancabili erano le bretelle strette e tesissime, che costringono chi le indossa a portare perennemente le mani in tasca per alleviarne la pressione sui genitali, che, in previsione di uno scontro, vengono lasciate penzolare per essere più agili nei movimenti e nelle risse.
Le ragazze vestivano esattamente come i ragazzi, sostituendo talvolta i jeans con minigonne e calze a rete, avevano l'abitudine di portare gli anfibi più grandi del loro numero, tenuti legati con fazzoletti colorati, e portavano i capelli tagliati alla Chelsea, ovvero cortissimi sul capo con ciocche lunghe sulla fronte e ai lati, come usavano alcune tribù celtiche.
Questa prima ed irrompente ondata di skinheads scemerà nei primi anni del 1970, travolta da altre mode e dal progressivo abbandono da parte di alcuni membri esausti di esser sempre associati con gli episodi di violenza negli stadi e altrove, ma la cultura e lo stile sopravviveranno anche nei decenni successivi.




  

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