domenica 30 novembre 2014

LOTO



Il Fior di Loto, o Loto, è una fibra vegetale che viene estratta dal fiore omonimo, più precisamente dalla Nelumbo Nucifera che cresce spontaneamente in Birmania, nell'Asia sudorientale, sul lago Inle.
Gli steli di questo preziosissimo fiore, ritenuto sacro dai Buddhisti, danno vita ad un tessuto molto pregiato, dall'aspetto simile ad un lino misto a seta grezza e dalla trama irregolare, che anticamente veniva impiegato per realizzare le vesti dei monaci di rango superiore o per adornare le statue del Buddha; in seguito si è iniziato anche ad usarlo per realizzare sciarpe, scialli, i tradizionali longyi ecc. ed anche in mischia con seta o cotone.
La filatura della 'seta di loto' prevede procedimenti totalmente artigianali e dai tempi necessariamente molto stretti; nei mesi tra maggio e dicembre vengono colti i fiori dai cui steli viene estratta la fibra che deve essere filata entro le 24 ore successive per evitare il deterioramento delle stesse. Sovrapponendo di volta in volta le finissime fibre, estratte da gruppi di 4-5 steli alla volta, si è in grado di ottenere un filato progressivamente sempre più lungo e consistente che, in seguito, verrà lavato in acqua bollente per poi essere tinteggiato.


Le caratteristiche principali del fior di loto sono:
-Finezza;
-Morbidezza;
-Resistenza alle pieghe;
-Alta traspirabilità.

Video sulla lavorazione del loto:

ADLIB

"Adlib is the motto of freedom, it aims to reflect the freedom of this century that has been consumed by progress."
(Smilja Mihailovitch)





Ibiza, Spagna, 1971; in quegli anni l'isola era diventata un vero paradiso hippy dove i giovani ibecencos iniziarono ad adottare un nuovo stile di abbigliamento neohippy, ispirandosi al colore bianco, caratteristico delle case coloniche e delle chiese del luogo. Nasce così la moda Adlib, termine derivante dalla locuzione latina "Ad Líbitum", che significa a piacere, e perfetto per i tempi di utopia e libertà dell'epoca, conosciuto anche come Stile Ibecenco. 
Questo stile era caratterizzato da abiti dalle linee ampie e comode, realizzati in cotone e tessuti leggeri e naturali e dall'aspetto artigianale, ricchi di ricami, volant, pizzi, frange, lacci e macramé, con un' assoluto, o quasi, protagonismo del colore bianco.
Anche se tale tendenza era, di fatto, emersa spontaneamente, fu la principessa Smilja Mihailovich che, indossando questi abiti bianchi in ogni occasione, anche mondana, fece della moda Ibecenca una tendenza universale.




sabato 29 novembre 2014

HIPPY

"Gli hippy possono essere accolti come semplici provini di una creatura diversa da noi:
sono un'umanità di coleotteri, di marziani, o forse di angeli"
(Federico Fellini) 



San Francisco, quartiere di Haight Asbury 1964, è qui che nasce la subcultura più creativa, eccentrica e radicale di tutti i tempi, che, portatrice sana di ottimismo e fiducia nell'umanità, professa pace, libertà, apertura totale al mondo, fratellanza, amore per la natura, uguaglianza. Sono gli hippy, i figli dei fiori che per circa un decennio, dal'64 al '74, con il loro abbigliamento etnico, i camioncini psichedelici e le manifestazioni pacifiche, hanno scombussolato il rigido e conservatore "American way of life" della East Coast prima e dell'America intera poi.
L'origine del termine Hippy non è ben chiaro poiché potrebbe rifarsi al termine "hipicat" che in lingua wolof (quella parlata dagli schiavi Senegalesi) indica una persona saggia; oppure derivare dal termine "hip" (fianco) usato dalla malavita inglese dell'800 e americana degli anni '20 per indicare quelli "del giro" che fumavano oppio, nel primo caso, e bevevano whiskey, nel secondo. I beatnik degli anni '50- '60 definivano hippie, o hippy, i pivelli e così i figli dei fiori, non apprezzando tale nome ed i suoi riferimenti, preferiscono chiamarsi "free", liberi, o "freak", mostri.
Tecnicamente gli hippy nascono come una sorta di agglomerato e sintesi di altre subculture, come i surfer, amanti della natura che rifiutano il consumismo, i folky, paladini del ritorno alla terra ed attivisti per i diritti civili, i mod, moderni sperimentatori di prodotti sintetici e futuristici ed i beatnik, esistenzialisti che rifiutano le tendenze sociali e la guerra.
Propagandavano un'etica fatta di libertà ed autoespressione attraverso la musica, la letteratura, il cinema, i fumetti, la grafica, le arti performative; erano sperimentatori di nuove pratiche e stili di vita, spesso provenienti dall'oriente, come lo yoga, la meditazione, il buddismo, il paganesimo, la medicina alternativa, il vegetarianismo, l'amore libero e l'uso di droghe psichedeliche, praticavano il nudismo dipingendosi il corpo con disegni di fiori o motivi psichedelici, e si muovevano per l'America a bordo di  furgoncini coloratissimi dipinti da loro che chiamavano "Magic Bus".
Il loro look era sgargiante, con fantasie e colori audaci, capi in patchwork o dipinti a mano con la tecnica del tie-dye, che realizzavano da soli o acquistavano nei mercatini dell'usato, rifiutando i capi austeri e tristi delle boutique e che la moda imponeva. Indossano spesso capi unisex, come i jeans a campana, mantelli, caftani berberi, scialli di broccato, giacconi di montone, camicioni in stile medievale, vestaglie da concubina cinese e cappelli a tese larghe; vanno in giro scalzi o indossando sandali, mocassini indiani, scarpe da Aladino o stivali da cavallerizzo.
I ragazzi indossano giacche di divise militari vittoriane, con alamari e bottoni vistosi, o giacche sfrangiate o damascate con foulard paisley, gilet pakistani, cinture navajo e anelli afgani. Le ragazze, rigorosamente senza reggiseno, indossano morbidi abiti in velluto o leggeri allo stile far west o flapper, gonnelloni etnici da nomadi afgane, capi rifiniti con merletti, ricami, toppe, boa rosa di struzzo e collanine e bracciali in legno e perline.
Entrambi portano i capelli lunghi e sciolti, tinti con l'henné o cotonati e spettinati, si truccano con il khol e curano molto il proprio corpo con diete equilibrate e lavandosi assiduamente e profumandosi di patchouli (a differenza dei beatnik, con cui venivano associati, che non erano soliti lavarsi).


venerdì 28 novembre 2014

Il luogo strano

"Soltanto Madrid può darvi l'essenza."
(Hernest Emingway)




Sciarpa ad anello color pesca, in filato vintage melange 50% viscosa, 50% fibra acrilica, intrecciata a mano.
 Madrid 01
 La sciarpa può essere girata 2 o 3 volte per portarla più o meno accostata. 


Sciarpa ad anello color carta da zucchero, in filato vintage melange 50% viscosa, 50% fibra acrilica, intrecciata a mano.
Madrid 02
 La sciarpa può essere girata 2 o 3 volte per portarla più o meno accostata. 

giovedì 27 novembre 2014

COTONE



Il cotone è una fibra vegetale che si ricava dalla peluria (fiore) che avvolge i semi di una pianta spontanea, la Gossypium Herbaceum,  tipica delle regioni tropicali, di India e Perù e, in seguito, coltivata anche in altre zone. Il suo nome deriva dall'arabo "Katun"(parte delle terre conquistate) e dopo il lino e la lana è la fibra tessile più antica.
I cotoni si classificano a seconda del titolo, mentre la lunghezza della fibra ne determina la qualità, più è lunga, più il cotone è lucente, resistente e pregiato. In base ad essa, all'omogeneità del colore, alla morbidezza e all'elasticità, si può classificare in:
-Cotone Egiziano: Lungo, fine, tenace e lucente.
-Cotone Americano: Di lunghezza, tenacità e finezza media; meno lucido del precedente.
-Cotone Indiano: Grosso, opaco e dalla tenacità medio-bassa.
-Filo di Scozia: E' il cotone migliore, dalla fibra lunga, resistente, ritorto, mercerizzato, brillante ed irrestringibile.


Le caratteristiche principali del cotone sono:
-Eccellente igroscopicità, ovvero la capacità di assorbire la traspirazione;
-Buona tenacità;
-Resistenza al calore;
-Ottima adattabilità fisiologica;
-Ottima tingibilità;
-Aumenta la sua resistenza se bagnato;
-Non infeltrisce;
-Non è elettrostatico:
-Non irrita la pelle ne produce allergie;
-Può essere stirato ad alte temperature;
-Se bruciato, brucia bene ma si spegne facilmente e la cenere che crea si sbriciola con facilità.
-Si restringe se non trattato.


Codice meccanografico uniforme europeo: CO

Video sulla lavorazione del cotone:



I tessuti solitamente realizzati in cotone sono:
BATISTA: Nome preso da quello del suo creatore Baptiste de Cambrai, vissuto nel XVIII sec. Stoffa molto fina e leggera, morbida e quasi trasparente ottenuta con filati mercerizzati e perciò lucidi e resistenti. Viene usata per camicie estive, biancheria e fazzoletti e può anche essere fatta in lino. Gli inglesi la chiamano anche Cambric o Cambrai (dal nome della città).
CALICOT: Dal nome della città indiana Calicut (Calcutta), è un tessuto in cotone leggero, stampato, usato per la camiceria da uomo o come fodera.
CAMBRIC: Parola derivante dal nome della città francese di Cambray, indica una tela di cotone finissima, simile al tessuto batista, usata nella camiceria da uomo. Un sinonimo è "Pelle d'uovo".
CANAPÉ: Tessuto in cotone, o lino, che viene usato per realizzare le imbottiture.
CANVAS: Grossa tela in canapa o cotone, usata principalmente per strofinacci. Realizzata a trama rada in cotone o lino, viene invece utilizzata come base per ricami oppure per fare abiti estivi.
CINTZ: Tessuto ad armatura a tela con un lato lucido e brillante, stampato a disegni evidenti.
CINIGLIA: Tessuto prodotto con filati a ciniglia, cioè filati aventi alcune fibre disposte a 90° rispotto all'asse del filo. E' soffice e simile al velluto, anche se meno morbida.
COURDURAY: Tipo di velluto a coste, più o meno strette, realizzato tramite l'inserzione di fili supplementari di ordito per il verso della lunghezza del tessuto. E' usato per produrre tessuti robusti, usati per capi d'abbigliamento sportivo e maschile.
CRETONNE: Tessuto fabbricato in armatura a tela, molto robusto, costituito da fili di ordito e trama resistenti, di titolo medio e spesso mercerizzati.
DENIM: Dal francese serge de Nȋmes, ovvero saia di Nȋmes, città originaria di produzione del tessutoE' una stoffa molto robusta e rigida, in cotone, lavorata con armatura a saia (o levantina) con un ordito tinto in blu indigo e la trama in greggio, per un effetto bicolore e diagonale dalla sottile rigatura da destra verso sinistra. E' chiamato anche Jeans
DRILL: Dall'inglese traliccio, indica un tessuto robusto di cotone a trama diagonale, color bianco o cachi, simile al denim ma più leggero, e solitamente usato per divise militari o abiti estivi.
FELPA: Tessuto garzato su un solo lato, peloso su un lato e liscio sull'altro.
FIANDRA: Pregiato tessuto di cotone o lino che presenta una superficie increspata e con disegni geometrici o floreali.
FIL À FIL: Tessuto leggero, in genere di cotone, con l'ordito formato da un filo bianco e uno colorato, alternati. L'effetto ottico finale è quello di un microscopico millerighe verticale oppure di un altrettanto microscopica quadrettatura, che danno la sensazione di una stoffa a tinta unita con una superficie leggermente irregolare.
FUSTAGNO: Tessuto che presenta un particolare aspetto che lo fa somigliare alle pelli scamosciate, effetto ottenuto attraverso una leggera garzatura.
GABARDINE: Voce francese che indica un tipo di stoffa pettinata in tinta unita ad armatura diagonale e con struttura molto serrata. E' caratterizzato da costine diagonali molto inclinate, più marcate sul dritto che sul rovescio, ed una superficie ben rasata che conferisce una particolare lucentezza al tessuto. Oltre che in cotone, viene fabbricato anche in lana, misto e con pesi differenti da potere essere usato in più momenti dell'anno e per fare gonne, pantaloni, soprabiti....
GARZA: Tessuto molto leggero, trasparente e solido caratterizzato da alcuni fili di ordito detti "a giro" perchè hanno direzione curvilinea e si spostano da destra a sinistra; è usato soprattutto in camiceria.
GARZA INGLESE: Tessuto con speciale armatura che si differenzia dalla normale garza perché in ordito è utilizzato un doppio filo che gira attorno alla trama evitando così lo scorrimento e rendendo così più stabile e solida la stoffa. Realizzata in seta, è usata per cravatte estive.
INDIANA: Tessuto di cotone stampato con colori vivaci e a fantasia, di provenienza orientale, usato per realizzare abiti femminili.
MACO: Tessuto in cotone molto fine e dalla fibra lunga.
MADAPOLAM: Nome del sobborgo indiano di Narasapur con cui si indica la fibra di cotone fine e leggera usata per la biancheria e nella camiceria da uomo.

MADRAS: Nome di una città indiana nota per la sua produzione tessile, con cui si intende un tipo di stoffa leggera, prodotto tramite telaio jacquard, generalmente in cotone o misto cotone e seta, dai caratteristici disegni a fasce, a strisce incrociate, a finestrature e riquadri, con tintura in filo. Viene adoperata nella camiceria maschile, per cravatte o pantaloncini estivi.
MALFILÉ: Tessuto di cotone, non elasticizzato, somigliante al jersey.
OXFORD: Tessuto prodotto tramite l'intreccio di due fili di ordito accoppiati, piuttosto fini, con un filo di trama più grosso. Se ne ottiene così un effetto di quadrettatura molto leggera. E' solitamente usato per fabbricare camiceria da uomo.
PANAMA: Tessuto leggero a struttura rada, ottenuto dall'intreccio di due fili di trama con due di ordito. Ha la stessa struttura del nattè di lana.
PERCALLE: Tessuto con armatura a tela ottenuto dall'intreccio di filati molto fini, usato soprattutto per le lenzuola.
PIQUÉ: Tessuto rigato ottenuto mediante l'intreccio di due trame di diversa finezza: con due orditi distinti, uno portante ben teso e l'altro tenuto più lento.
PELUCHE: Tessuto prodotto con la stessa struttura della felpa, con trama a titolo alto; è caratterizzato da una folta peluria su un lato. Usato per confezioni femminili.
PERCALLE: Tela di cotone medio-leggera, usata anche nella camiceria da uomo, simile al madapolam ma fatta con filati più fini; note varietà di percalle, sono il taffettà e la silesia.
POPELINE: Tessuto su armatura a tela, caratterizzato da finissime coste trasversali che lo rendono ruvido al tatto. Solitamente è prodotto con filati molto fini e mercerizzati.
RASATELLO: Tessuto in cotone dalla superficie liscia e lucente solo da un lato, usato in abbigliamento ed arredamento. Nella confezione indica anche la fodera per le tasche e le cinture dei pantaloni.
SANGALLO: Nome derivante dalla città Svizzera di Sangallo, indica un tipo di tessuto a pizzo, prodotto soprattutto con filati di cotone, dal caratteristico disegno a rilievo a traforo.
SPUGNA: Nome ripreso da animali marini, i Poriferi, la ci caratteristica è quella di assorbire acqua, è un tessuto in cotone soffice, che, per il suo potere assorbente, viene usato per accappatoi e asciugamani. E' realizzato in un apposito telaio, con fili supplementari di ordito che formano dei piccoli riccioli sulla superficie.
TARLANTANA: Tessuto in cotone molto leggero che si differenzia dal velo e dalla mussola per la forte apprettatura a cui è sottoposto. Solitamente è in colori vivaci, come giallo, verde, rosa...
TELA MASSUA: Tessuto pesante e spesso in armatura a saia o levantina da 3, con diritto a righe diagonali a struttura serrata, fabbricato con filati cardati a titolo grosso. Usato per la confezione di tute, abiti da lavoro e divise coloniali.
TELA OLONA: Tessuto fitto e compatto in armatura a tela, piuttosto rozzo e pesante. E' impiegato per tende, sacchi, vele, zaini, ombrelloni.
TWILL: Tessuto con armatura a saia con coste diagonali.
VALENCIENNES: Pizzo o merletto molto leggero, in cotone, caratterizzato da uno sfondo reticolato a piccoli rombi. Viene prodotto nell'omonima città francese e in belgio.
VELVETS: Velluto liscio di cotone, usato per abbigliamento femminile e tendaggi.
ZEPHIR: Tessuto di cotone mercerizzato particolarmente leggero e delicato che prende il nome dal vento leggero zefiro. Può essere in cotone ritorto a due capi ed è usato anche nella camiceria da uomo.

mercoledì 26 novembre 2014

La tintura Batik

"Dimana ada kemauan, di situ ada jalan"
(Proverbio Indonesiano - Finché c'è volontà, c'è una vita - )





4-11Ottobre 2014

Pomeriggi all'insegna dell'arte e della tecnica di tintura Batik, organizzati dalla "Banca del Tempo" di Ancona e dall'insegnante Paola che ci ha "portati" fino in Indonesia per comprenderne le origini.

Il Batik è un'antica tecnica utilizzata per tingere i tessuti "a riserva" che proviene dall'isola di Giava, in Indonesia; risalente al 1500, con tale tecnica venivano inizialmente tinti solo i capi delle classi più nobili, ma col tempo divenne costume nazionale e si diffuse in tutto l'arcipelago Indonesiano.
Il termine Batik proviene dall'unione delle parole indonesiane amba (scrivere) e titik (goccia) ed è una tecnica che consiste nel ricoprire delle zone del tessuto da dipingere, con materiale impermeabile come argilla, cera, resina, amido ecc. le quali evitano che le zone ricoperte assorbano il colore.
Il tessuto usato per la tecnica del batik è, solitamente, un tessuto in fibra leggera, come cotone, seta o lino e di colore chiaro. Una volta scelto il motivo che si vuole rappresentare, questo lo si riporta sul tessuto e viene coperto di cera (o altro materiale impermeabile) nelle zone in cui non si vuole far aderire il colore, tramite un apposito strumento chiamato canting, un piccolo serbatoio in metallo munito di beccuccio da cui fuoriesce la cera, ad uno o più beccucci, o tramite pennelli, o stampi in metallo o stecchi di legno. Una volta che le cera è stata colata in tutte le parti interessate e si è seccata, si procede con la tintura del tessuto che può avvenire per immersione o dipingendolo; nel primo caso il tessuto viene immerso in un secchio contenente il colorante desiderato; nel secondo caso il tessuto viene dipinto a piacimento con i colori per tessuto desiderati. In entrambi i casi il colore attecchirà in tutte la parti del tessuto salvo quelle coperte di cera. Una volta che il tessuto si sarà asciugato, si procede con la rimozione della cera immergendo il tessuto in acqua bollente oppure stirandolo, al rovescio e posto tra fogli di giornale (in tal caso un passaggio in acqua bollente è sempre necessario). Se vi è bisogno di un altro intervento con la cera, l'operazione viene ripetuta coprendo nuovamente con altra cera le parti interessate e colorando ancora una volta la pezza.


Anche Munablom ha fatto i suoi batik:

Come da procedimento s'è disegnato il soggetto su stoffa e si è passata la cera sulle parti da "riservare" tramite un pennello.

Successivamente si è proseguito dipingendo il tessuto.


I batik sono pronti per essere stirati e rimuovere la cera

Risultato finale delle tele tinte con la tecnica del batik, pronte per essere impiegate un un prodotto Munablom.







La divano-borsa

"Un buon divano è spesso ciò che c'è di più efficace per imbastire una conversazione".
(Pierre Dac)




Borsa in feltro grezzo di lana grigia e fili di lana colorata, rifinita interamente a mano con filo di cotone rosso; chiusura tramite bottone in plastica rosso e cappietto in cotone.
Mafalda (dav)

Mafalda (dav)

La borsa è stata realizzata con materiale di recupero preso da un divano.
Dimensioni: 30x20x16


Particolari borsa:

martedì 25 novembre 2014

Orecchini Munablom


"Vi foriamo le orecchie mentre aspettate"
(cartello in un negozio di gioielli americano)





Orecchini in panno e perline by Munablom



HOR 01:
Orecchini in panno panna fucsia e nero e perline fucsia.

HOR 02:
Orecchini in panno fucsia e turchese e verde e perline turchesi.

HOR 03:
Orecchini in panno nero panna e arancio e perline bianche.

HOR 04:
Orecchini in panno arancio verde e turchese e perline verdi. 






lunedì 24 novembre 2014

Y

YACHTMAN: Termine anglosassone che indica una giacca a doppio petto blu, con spalle strette, in stile marinaro.

YAK: Bovide che vive nelle regioni dell'Himalaia, dal cui sottopelo si ricava una fibra tessile molto apprezzata per la preparazione di tessuti per coperte finissime e per la realizzazione di filati per maglieria simili al cammello o al cachemire.

YARD: Unità di misura di lunghezza inglese utilizzata per la titolazione dei filati, pari a 0,914 mt.

YARN BOMBING: Termine inglese che tradotto in italiano significa graffiti-maglia, e che consiste in una sorta di graffitismo o arte di strada, che impiega esposizioni colorate di filati colorati di ogni genere, lavorati a maglia o all'uncinetto, invece che di pittura, bombolette o gessi.

YÉ YÉ: Termine usato per indicare lo stile di abbigliamento usato nei primi anni '60 composto da stampe ad effetto optical, pantaloni but cat e minigonne.

YẾM: Tradizionale capo di abbigliamento femminile vietnamita che consiste in una sorta si top-corpetto, che anticamente veniva usato principalmente come biancheria intima. Lo yếm è costituito da un unico pezzo di stoffa a forma di diamante con quattro lacci nelle punte laterali, che viene indossato legandolo al collo e sulla schiena, in modo da coprire totalmente il busto davanti e lasciar libera la schiena.

YUBA: Filato in lana e cotone ingabbiato in una leggera rete trasparente per un effetto a due colori, con tocchi di lucido-opaco.

YUPPIES: Abbreviazione usata per indicare la sigla “Young Urban Professional”. E’ lo stile di vita dei giovani materialisti, ambiziosi e rampanti degli anni ’80, provenienti da un ceto medio-alto che amavano ostentare la loro ricchezza frequentando i locali alla moda ed esibendo capi di abbigliamento griffati.

YUE: Ricamo, chiamato anche del "Guang", proveniente dalla Cina Meridionale e influenzato dall'arte folkloristica nazionale, che vede rappresentati draghi, fenici, fiori e uccelli in maniera molto minuziosa e colorata. Viene realizzato con fili di seta e oro, per abbellire costumi tipici, capi d'uso quotidiano e complementi d'arredo

YUZEN: Tipica decorazione giapponese portata in auge durante il periodo Edo ed alla corrente artistica d'abbigliamento chiamata Genroku. Da qui nasce lo Yuzen-zome, un tipo di tintura a mano ottenuta disegnando sulla stoffa le scene da rappresentare, con l'ausilio di amido di riso o colla cosparsi tramite un imbuto in carta e una piccola cannuccia.

sabato 22 novembre 2014

FOLKIES

"Se non è nuova e se non invecchia mai, allora è una canzone folk"
(A proposito di Davis)




Intorno alla metà degli anni '50 nasce nel quartiere di Greenwich Village, a New York, una controcultura giovanile di stampo contestatario, composta da austeri viaggiatori, paladini del ritorno alla terra, alla semplicità della società preindustriale, libertari impegnati nel campo dei diritti civili, riuniti attorno alla musica folk che in quel periodo era molto vicina alla realtà sociale americana e le cui canzoni non parlavano d'amore e di idilli secondo gli schemi consueti, ma denunciavano la condizione umana del mondo nucleare del secondo dopoguerra: violenza, solitudine, disperazione, emarginazione e corruzione politica.
I Folkies, con il loro ritorno alla natura, danno vita alla moda dell'handmade realizzando qualsiasi capo di vestiario e complementi d'arredo all'uncinetto ed ai ferri, abitudine che diventò molto in voga negli anni '70, come pullover, cappotti di maglia, pantaloni, costumi da bagno, cuscini, paralumi, coperte ecc., lanciano quella del patchwork, realizzando ampie gonne lunghe e borse che ricordano la semplicità della vita rurale, e prediligono anche un tipo di arredamento più naturale, con mobili di legno grezzo e lampade di carta.
Con i Folkies si vede il boom di uno stile nostalgico, dall'immaginario contadino ed etnico fatto di camicie della nonna, lunghe gonne gitane, sciarpe indiane, abiti da beduini e giacche afgane; si ama tutto ciò che in qualche modo ricorda la moda della fine del XIX secolo e che rimanda esplicitamente all'oriente, come gli abitini in seta batista, le camicie dai ricami e stampe indiane, velluti broccati e disegni cachemire, sciarpe stampate con fantasie etniche e gioielli in argento.
Attraverso un look casual e romantico allo stesso tempo vogliono conferire una nota esotica al quotidiano, ad esempio tramite l'uso di incensi, e riflettere uno stile di vita vissuto all'insegna della semplicità e dell'attivismo politico e che si rifà alle musiche di Joan Baez, Bob Dylan, Judy Collins, Don McLean e Simon&Garfunkel.



venerdì 21 novembre 2014

Ovy-Hesse

"L'inverno è tornato, l'estate è finita,
la morte e la vita rimangono uguali"
("Per fare un uomo" - F. Guccini)







OVY:
Cappello tessuta con telaio manuale in misto lana e poliestere, con motivo a traccia.
Dimensioni: 61,5 cm





Il cappello Ovy è abbinabile con la sciarpa con motivo a treccia Hesse.






HESSE: 
Sciarpa tessuta con telaio manuale in misto lana e poliestere, con motivo a traccia.
Dimensioni: 10x215

 La sciarpa è abbinabile al cappello con motivo a treccia Ovy





giovedì 20 novembre 2014

X

XIANG: Ricamo proveniente dalla Cina, in particolare dalla provincia dello Hunan. Questo tipo di ricamo si presenta riccamente colorato e fatto attraverso l'impiego di differenti punti realizzati in direzioni diverse e per raffigurare ognuno un certo soggetto. Lo Xiang viene solitamente usato per paraventi panoramici verticali e rappresentano paesaggi naturali, animali, uccelli ecc.

Donna & Artigianato

"Dopo tutto un'opera d'arte on si realizza con le idee, ma con le mani"
(Pablo Picasso)





21-25 Novembre 2014 - Sala Cascella dell'Aurum di Pescara

A seguito dei concorsi "Donna & Artigianato", presso la Sala Aurum di Pescara, si terrà la mostra in cui saranno esposte le opere dei partecipanti al premio per la fotografia “Uno scatto di dignità” e a quello di idee “Il futuro del passato… la sapienza delle mani”, con lo scopo di valorizzare le arti ed i mestieri femminili recuperando usi, prodotti ed oggetti tradizionali.

Il Progetto "Donna&Artigianato" è nato dalla sinergia tra l'Assessorato regionale allo Sviluppo economico, la Comissione regionale Pari opportunità e Abruzzo Sviluppo, allo scopo di contribuire al cambiamento degli stereotipi nell'uso dell'immagine femminile, nonché per mettere in luce la capacità femminile di mantenere vive le tradizioni ed i saperi, e al contempo innovarli; a tal fine sono stati lanciati il concorso fotografico "Uno scatto di dignità" (giunto alla terza edizione), e quello di idee "Il futuro del passato... la sapienza delle mani".

Munablom ha partecipato con tre fotografie al concorso fotografico "Uno scatto di dignità":

Fila la Lana: "Questa reggia è la mia prigione, questo telaio è il mio rifugio, questo mare sconfinato la mia unica speranza". Realizzazione artigianale di sciarpe con telaio manuale.
http://www.consiglio.regione.abruzzo.it/galleria/Uno-scatto-di-dignit---Concorso-fotografico/Fotografi-amatoriali/FILA-LA-LANA 

Incontro tra culture: "Arricchiamoci delle nostre reciproche differenze". Indossa l'Africa, cucendo un Sari indiano, nel porto di Ancona, crocevia di popoli, porta d'Oriente verso il futuro.
http://www.consiglio.regione.abruzzo.it/galleria/Uno-scatto-di-dignit---Concorso-fotografico/Fotografi-amatoriali/INCONTRO-TRA-CULTURE

L'espansione della luce: "Dipingere è meraviglioso, rende più allegri e più pazienti. Dopo non si hanno le dita nere come quando si scrive, ma rosse e blu". Realizzazione di dipinto su capo con ispirazione futurista.
http://www.consiglio.regione.abruzzo.it/galleria/Uno-scatto-di-dignit---Concorso-fotografico/Fotografi-amatoriali/L-ESPANSIONE-DELLA-LUCE


Forografia: Alice Barigelli
Modella: Claudia Ronconi
Capi: Munablom












martedì 18 novembre 2014

W

WALLABEE: Scarpe di vari colori e con la suola in para.

WANDERVOGEL: Sottocultura tedesca a cavallo tra l'800 e '900 che si componeva di giovani i quali, staccatisi dai propri nuclei familiari e dalla vita cittadina, decisero di rifugiarsi tra i boschi sbeffeggiando l'etichetta borghese ed il denaro. Vestivano in linea al loro stile di vita a contatto con la natura, ma distinguendosi dai vagabondi, portando pantaloncini tirolesi e colorate giacchette da menestrelli, camicie scure e sciarpe sgargianti, copricapi di lana multicolore adorne di penne o corone di fiori, sotto capelli portati lunghi, scarponi e borsette all'uncinetto autoprodotte. 

WARAJI: Sandali tradizionali giapponesi fatti di corda di paglia di riso, canapa, steli di myōga (varietà di zenzero), fibre di palma, cotone ecc., che in passato erano la calzatura standard delle persone comuni in Giappone, per poi divenire ad unico appannaggio dei monaci buddhisti.

WASH AND WEAR: Dicitura che significa lava e indossa e che indica quei capi realizzati con tessuti di fibra sintetica i trattati che si asciugano più rapidamente degli altri, dopo il lavaggio, e che non hanno bisogno di essere stirati.

WATERPROOF: Parola inglese che significa a prova d'acqua e che indica quei tessuti impermeabili.

WESTERN: Stile nato in america negli anni '30-'40 caratterizzato da un abbigliamento comprendente jeans, stivali camperos, cappellone, camicie ricamate, giacche scamosciate con frange, scialli e cordoncini al collo e da un interesse generale verso la musica country, il cinema in stile ed i balli di gruppo. E' anche detto stile "Wellington".

WET LOOK: Termine che indica quei capi realizzati con pellami lucidi e che hanno un effetto bagnato.

WINNER: Termine che indica un elegante abito da donna da "pranzo", ideato dallo stilista Pasquin in pizzo nero con orlo in seta nera lucida e completato con un bolerino da "matador" guarnito da un garofano scarlatto appuntato sul risvolto.

WHIPCORD: Variante del gabardine, ma ancora più scattante, in cui le diagonali sono intrecciate quasi in forma di coda di frusta. E' fatto in lana pettinata e viene usato solamente per le uniformi.

WIENER WERKSTÄTTE: Scuola di arti applicate di Vienna dove nei primi del '900, venne costituito un laboratorio dedicato alla moda molto influente e che progettava un abbigliamento esteticamente esigente e fatto con materiali idonei. Ospitò artisti come Guatave Klimt che disegnava abiti morbidi ispirati allo stile orientale, e fu capace di persuadere li stile di Paul Poiret, grazie allo studio e rilettura mitologica sulle tradizioni antiche ed esotiche.

WISCHIAH: Bustino ornato di perle e altre gioie, indossato dalle ricche donne siciliane nel XII sec.

WITHE TIE: Tipo di frac a cui si abbina un cravattino bianco.

WITZCHOURA: Soprabito femminile apparso per la prima volta nel 1815, di influsso inglese, era dotato solitamente di cappuccio, in velluto, spesso foderato di astrakan e bordato di cincillà o altro pelo meno pregiato.

WYNENE: Fibra sintetica polietilene, fabbricata negli USA.

lunedì 17 novembre 2014

Il mio cravattino!

"Nel vostro armadio avrete, probabilmente, una cravatta di seta regalata per qualche compleanno."
(Piero Angela - Quark Economia)



Chi ha detto che le cravatte devono essere portate per forza al collo?

Munablom ci ha fatto una capiente e fantasiosa borsa:

Hrvat

Hrvat è una borsa in patchwork di seta, fatto recuperando cravatte vintage, e denim.
Chiusura tramite cerniera lampo in metallo, fodera interne verde acido, con tasca in patchwork. Tasca esterna in patchwork; logo e charm realizzati a mano.

Hrvat
 Dimensioni: 20x20x30