lunedì 30 giugno 2014

GARÇONNE

"Una donna attiva ha bisogno di sentirsi a suo agio nel proprio vestito. Bisogna potersi rimboccare le maniche."
(Coco Chanel)






Stile di abbigliamento femminile presentato a Parigi nel 1924, il cui termine prende ispirazione dalla protagonista del romanzo "La garçonne" di Victor Marguerite del 1922.
La donna garçonne, battezzata dalla stampa americana "Flapper", si presenta con un nuovo taglio di capelli corti alle orecchie, quasi sempre senza trucco, vestiti squadrati e sformati, gonne corte a pieghe con punto vita abbassato ai fianchi, calze color carne, cravatta, camicia e giacca di taglio maschile.
La figura femminile perde la sua tipica silhouette curvilinea per divenire androgina e priva di forme come quella di un adolescente, aiutata non solo dai nuovi tagli degli abiti, ma anche dalla particolare attenzione che le donne iniziano a porre sulla propria linea e forma fisica. Particolare attenzione va rivolta anche al make-up usato e agli accessori. La loro moda prevede l'occhio "impallato", circondato da trucco nero a base di kohl e rossetto rosso che circonda le labbra sottili rendendole piccoli boccioli di rose e come accessori i tipici cappelli a cloche (a campana) calzati sugli occhi, lunghe collane di perle, orchidee appuntate sul petto, coroncine con piume e boa di struzzo.
Una delle creative dell'epoca che si distinse nel proporre prepotentemente lo stile "a la garçonne", fu indubbiamente Coco Chanel che, nel primo dopoguerra, iniziò a dare vita ad uno stile più dinamico e attivo per una donna che lavora e fa sport e che non può più essere schiava dell'abbigliamento costrittivo della Belle Époque con i suoi corsetti, gonne ampie ed ingombranti cappelli. Chanel donò alle donne abiti semplici e comodi per una maggior libertà di movimento; introdusse l'uso del jersey, dei pantaloni ed uno stile più mascolino rivisitando il guardaroba da uomo e adattandolo alla donna.
Con garçonne, così si iniziò a identificare un tipo di donna che conduce la propria vita in maniera indipendente ed anticonformista, comoda e libera di "muoversi" come vuole; sono anche le donne del charleston, che fumano, aspirando da lunghi bocchini in avorio, guidano l'auto, bevono, masticano chewing-gum,, votano e iniziano a godere di una parità fra i sessi che le allontana da quella condizione di inferiorità politica e sociale che le ingabbiava in un ruolo totalmente passivo.
Icone dello stile a la garçonne, sono le attrici holliwoodiane Marlene Dietrich, Greta Garbo, Joan Crawford e Louise Brooks che lanciò il tipico caschetto alle orecchie, squadrato con frangia.






sabato 28 giugno 2014

Oriente+Occidente

"Quando c'è una meta, anche il deserto diventa strada"
(proverbio indiano)





Uno degli abbinamenti di colori che preferisco e che noto spesso nelle Sari, è il verde con il rosso ed entrambi sono sempre presi in tonalità fantastiche.
Ecco allora cosa può venire fuori miscelando qualcosa di tipicamente orientale e dai colori forti con un taglio assolutamente occidentale.


Shuagan (dav.)
Abitino realizzato in Sari indiana con scollo all'americana e balza sul fondo.

Shuagan (dt.)
Chiusura nel dietro con cerniera lampo e fiocco al collo.

Shuagan


venerdì 27 giugno 2014

APACHE

"A tarda sera andiam,
senza troppo chic,
nel vicin sobborgo,
dove in un tabarin 
ci troviamo insieme 
con gli Apaches più noti"
(da "la Java" di A.Willemetz e J.Charles - 1922)





Gli Apache di cui si tratta, nulla hanno a che vedere con l'omonima tribù amerindia, questi descritti, infatti, costituiscono una spavalda e ribelle subcultura che ha popolato le strade parigine dalla fine dell'800 agli anni '20 del Novecento. In quel periodo iniziò ad andare di moda il tema della conquista del West, dei cowboy e degli indiani, proposto in romanzi e spettacoli teatrali ed itineranti; fu così che i giornalisti, volendo definire i giovani teppisti di strada, non trovarono altro termine più adeguato che "Apache", rifacendosi alle audaci e violente imprese di resistenza armata che le tribù indiane fecero contro la civiltà dell'uomo bianco.
Gli Apache della Senna, erano giovani, selvaggi e degenerati, estranei al progetto di una società industriale e al mondo borghese, erano nemici della civiltà che amavano farsi notare e spiccare nella folla.
Al contrario di come venivano descritti dalla stampa francese, che li voleva sporchi, tenebrosi e trasandati, essi avevano una gran cura del proprio aspetto fisico e una particolare attenzione all'abbigliamento. Fanno molta ginnastica, sono ben curati, sbarbati e portano i capelli lunghi davanti e rasati alla nuca, impomatati e luccicanti. Si truccano gli occhi con la matita nera, con la quale si dipingono anche finti nei sulle guance, e sono soliti tatuarsi il dorso delle mani con cuori fiammeggianti o stelle. In testa indossano un berretto, tipo coppola o cappello da marinaio, con un'ampia visiera di vernice lucida, portato "alla malandrina". Indossano magliette attillate con disegni a righe orizzontali, infilate dentro i pantaloni che possono essere o larghi in vita e stretti sul fondo oppure stretti in vita e a zampa di elefante. Non portano cinture in pelle, ma sciarpe di flanella rossa o blu che vengono legate in vita lasciando penzolare le estremità sul fianco, e indossano giacche in tela grezza o velluto con tasche capienti, utili per riporre i loro vari armamentari (tirapugni, spadini, punteruoli, revolver...). L'abbigliamento è completato da bracciali di cuoio per proteggere i polsi, e scarpe in pelle nera o gialla sempre tenute a lucido e ben curate.
Al tempo a Parigi esistevano diverse bande di quartiere di Apache diversificate tra loro dallo slang, i tatuaggi e accessori sartoriali. Era gente che aveva l'arroganza di considerarsi padrona di se stessa, rifiutavano il lavoro salariato e si sostentavano tramite lo sfruttamento della prostituzione, nonostante fossero ragazzi giovanissimi; erano ladri e truffatori che si cimentavano in agguati ben studiati per derubare i passanti.
Il movimento era esteso anche alle ragazze che venivano definite "amazzoni urbane" per la loro insolenza e non sottomissione all'autorità paterna. Portavano capelli impomatati e ondulati, un nastro al collo e abiti succinti e attillati, sulle spalle scialli colorati ed in vita corti grembiulini a fiori.
Spesso era facile incontrare ragazze apache con ecchimosi ed ematomi che potevano segnalare o gli aspri rapporti con il partner, o segni dovuti allo stile di ballo "apache" che avevano adottato: una sorta di valzer sadomasochistico che testimonia la lotta tra i sessi in cui l'uomo (il protettore) ama e maltratta la sua donna (la prostituta). 



giovedì 26 giugno 2014

Ancona Art Salon

"Lo scopo principale dell'arte, 
è quello ci tramandare i propri geni".
(Carl William Brown)






Nell'ambito del Conero Dance Festival & Camp e con la collaborazione dell'Assessorato alla Cultura del Comune di Ancona, il 1 luglio 2014 alle 20.00 avrà luogo presso gli spazi espositivi della Molle Vanvitelliana di Ancona il mitico Ancona Art Salon alla sua quarta edizione: sessioni di disegno dal vivo con modelli aperte a tutti alternate con esibizioni da parte di attori, musicisti, cantanti, poeti, danzatori. Aperto a chiunque voglia offrire e ricevere ispirazione senza confini.

Attorno a questo evento negli stessi spazi espositivi, da venerdì 27 giugno a giovedì 3 luglio 2014 si terrà una mostra di arte visiva per dare spazio e visibilità agli artisti marchigiani.



Munablom parteciperà all'evento esponendo i suoi capi dipinti ispirati ai quadri d'autore.




Fasi dell'allestimento dello spazio Munablom


Basta solo seguire le orme ...



... e l'arte farà il resto






Direttore artistico: Ryan Daniel Beck
Curatrice: Silvia Donati

Il buffet durante l'evento dell'Art Salon è a cura di Raval.
Ingresso libero.


Per info www.conerodancefestival.com

martedì 24 giugno 2014

Original Marche <---> Original Munablom

"La natura è rivelazione di Dio;
l'arte, rivelazione dell'uomo."
(Henry Wadsworth Longfellow)






Munablom ha incontrato "Original Marche", un blog, uno spazio aperto che mostra le bellezze architettoniche ed artistiche delle Marche, per preservarne e far promuovere la sua bellezza.
Così oggi Original Marche presenta le creazioni di Alice (Munablom), fotografate nel parco di Villa Favorita ad Ancona.
Per leggere l'articolo e vedere le foto cliccate il link sottostante.

Munablom gli abiti di Alice a Villa Favorita
Munablom gli abiti di Alice



MODA FUTURISTA

"L'arte è per noi inseparabile dalla vita. 
Diventa arte-azione e come tale è sola capace di forza profetica e divinatrice."
(Filippo Tommaso Marinetti)






La moda futurista si manifestò solo alcuni anni dopo rispetto alla pubblicazione del Manifesto del Futurismo di Marinetti, avvenuta nel 1909 sul quotidiano parigino "Le figaro", ma introdusse comunque un cambiamento determinante per l'innovazione del costume del '900.
Il futurismo, quindi si estese non solo a tutti i campi dell'arte, della letteratura, del teatro della musica e del cinema, ma anche ai campi delle arti applicate, come la grafica, la pubblicità, l'arredamento, il design e, ovviamente, la moda.
Le abituali parole d'ordine futuriste, velocità e dinamismo, quindi, non possono che riflettersi direttamente anche nell'abbigliamento. L'abito futurista rappresenta un segno ideologico dell'innovazione ed una direzione verso il futuro, il vestito antineutrale, prefigurato dal manifesto omonimo, non potrà che essere interventista, colorato, fosforescente, gioioso ed autentico.
Questi abiti devono provocare emozioni ed immaginazioni e stimolare la libera creatività, non devono essere in relazione con l'ambiente della società tradizionale, ma devono essere scioccanti e provocanti. L'abbigliamento, per ciò, è comodo e funzionale, privo di tonalità nere e grigie, abolite anche ai becchini, per portare lo slancio futurista giù per le strade, nei salotti, a teatro... Il "cattivo gusto", fatto di squilibri e asimmetrie, viene enfatizzato come unico antidoto contro il mediocre "buon gusto" dei borghesi.
Ogni capo d'abbigliamento era impossibile che passasse inosservato, gli abiti femminili includevano cravatte in diverse forme e decorazioni, sciarpe decorate con temi dinamici, cappelli e copricapi di ogni foggia e dimensione, borse trasformabili, camicette ed maglioni dalle forme dinamiche e forti combinazioni cromatiche.
I completi maschili erano per lo più dai colori scuri, ma sdrammatizzati da sgargiantissimi gilet, cravatte in metallo e lampadine e dai motivi astratti, giacche da sera con maniche differenti (una quadrata e l'altra tonda), cappelli asimmetrici con colori aggressivi, scarpe portate spaiate sia nel colore che nel modello, e una gran quantità di accessori intercambiabili per cambiare ogni volta la stessa struttura dell'abito.
Durante questi anni venne inventato anche uno nuovo capo d'abbigliamento molto innovativo e comodo, soprattutto per il lavoro industriale: la tuta. Le tute di Ernesto Thayaht (il suo inventore) erano di tipologia semplice, destinate a donne e uomini, e fatte con stoffe semplici e tagli rettilinei. L'intento di Thayaht era quello di dare un vestito decoroso alla grigia folla, cercando di soppiantare lo scomodo e costoso abito "di moda". Col tempo poi le tute divennero arcobaleniche, a coni e losanghe ritagliate e unite in stoffe diversissime le une dalle altre. L'articolo ebbe un così grande successo che a Firenze vi fu un vero e proprio movimento dei "turisti", ma il suo impiego maggiore fu tra gli operai, per i quali fu creato un modello ancora più semplice e poco ingombrante.





lunedì 23 giugno 2014

B

BABBUCCE: Tipiche pantofole per la notte molto calde e morbide.

BABY COAT: Termine inglese usato per indicare sia i cappotti per i bambini, sia i giacconi a 3/4.

BABY-DOLL: Il nome deriva dall'omonimo film di E. Kazan degli anni '50 e indica un indumento da notte formato da una camiciola larga e trasparente, lunga fino all'attaccatura della coscia, con pizzi e nastri lungo scollo e giromanica. e mutandine in coordinato della stessa fattura. Allo stile baby-doll, negli anni '60, si ispirarono modelli di casacche corte e larghe, in colori vivaci, da portare sui pantaloni. Il nome deriva da "Dorothy", nome della protagonista del film omonimo che lo indossò in scena.

BACO DA SETA: Insetto lepidottero le cui larve producono la seta sotto forma di filo con cui formano un bozzolo dal quale uscirà la farfalla.

BAFFETÀ: Parola iraniana che vuol dire tessuto.

BAGGY: Neologismo che indica i pantaloni con il cavallo basso, informi e particolarmente grandi, oltremisura, emblema dello Street Style.

BAGHERA: Tessuto vellutato usato per confezionare eleganti abiti da sera.

BAGUETTE: Ornamento laterale delle calze che, generalmente in forma di ricamo, sale diritto dalla caviglia al polpaccio.

BAIADERA: 1- Disegno o stampa su tessuto a fasce parallele multicolori. Il nome è di origine portoghese ed indicava certe ballerine indiane dai costumi multicolori.
2- Altro termine per definire i calzoni "alla turca".

BAJU MELAYU: Abito maschile tipico della tradizione indonesiana e malese che si compone in due pezzi: il baju, ovvero una camicia a maniche lunghe con colletto rigido ed alzato, il Cekak Musang; ed un pantalone in seta o cotone. Talvolta vi è un terzo pezzo che consiste in una specia di gonna, simile al sarong, che viene indossata attorno alla vita e, a completare il tutto, viene anche indossato il copricapo Songkok. La versione femminile di tale abito è chiamata Baju Kurung, e vengono indossati in occasione di cerimonie religiose ed eventi ufficiali.

BALAYESE: Termine francese usato per indicare una frangia di tessuto applicata agli orli delle gonne a strascico per ripararli.

BALMACAAN: Nome derivante da una tenuta nei pressi di Inverness, in Scozia, il Balmaacan è un ampio soprabito con maniche a raglan, che arriva fino al polpaccio. Indossato dapprima solamente dagli uomini, col tempo venne adottato anche nell'abbigliamento femminile.

BALMORAL: Dal nome del castello di residenza scozzese dei reali britannici, nel campo della moda questo termine può indicare: 1- Un tartan della famiglia reale.
2- Una stoffa di lana pesante a quadri rossi, blu e neri.
3- Un berretto femminile, in lana, di forma rotonda.
4- La calzatura Bal Shoe.

BAL SHOE: Abbreviazione del nome "Scarpa Balmoral", è una calzatura maschile del tipo francesina, con punta riportata e con la mascherina ed i gambetti che si prolungano, in parallelo, fino al calcagno.

BALZA: Fascia ornamentale, arricciata e cucita all'orlo di una gonna o di un abito, ma anche di tende o coperte. Le balze possono essere molteplici e di lunghezze svariate su di uno stesso capo. Ne esistono tre tipi principali:
-DRITTA: Striscia dritta di tessuto o pizzo che viene arricciata e pieghettata lungo un lato che viene attaccato al margine di un capo come rifinitura decorativa.
-IN CUCITURA: Lunga striscia di tessuto, in dritto filo o sbieco, che viene arricciata e pieghettata fino a raggiungere la misura della cucitura, alla quale viene cucita.
-ROTONDA: Balza che si può applicare su uno scollo, sulle maniche e sulle aperture. Si confezione con lo stesso tessuto del capo o di un materiale contrastante.

BALZANA: Risvolto dei calzoni o guarnizione all'orlo di vesti, tende ecc.

BAMBAGIA: Peli sottili di semi di alcune piante (cotone, capoc), residui che si ottengono dalla cardatura e filatura del cotone. Vengono anche chiamati ovatta o cotone idrofilo.

BAMBASINA: Tessuto di cotone a intreccio molle e a morbida peluria.

BAMBOO (BA): Fibra tessile di origine vegetale estratta dalla pianta omonima, che da vita a tessuti altamente sostenibili per l'ambiente e per l'uomo. Viene molto impiegata per la biancheria intima e per la casa.

BANANA: Pianta da cui viene ricavata una fibra tessile chiamata Jusi, che da vita a tessuti simili-cotone. La sua lavorazione proviene dalle zone sud est del continente asiatico.

BANCO DA STIRO: Tavolo imbottito di dimensioni minime 1,50x0,90, usato per stirare i tessuti prima di tagliarli.

BANDA: Striscia di tessuto, passamaneria o altro, spesso di colore contrastante, applicato ad un abito o a calzoni di una uniforme.

BANDANA: Fazzoletto di cotone stampato "cachemire" che, piegato a metà in obliquo, veniva usato dai cowboy del far west e, successivamente, negli anni '60 dai figli dei fiori. Col tempo è ritornato in voga per proteggere il capo, il collo e la nuca.

BANDHANI PRINT: E' un tipo di stampa Tie-Dye tipica degli stati del Rajasthan e Gujarat, in India. La tecnica del Bandhani richiede un lungo processo di colorazione; il soggetto da stampare viene riprodotto sulla pezza, con una tintura lavabile, e, in seguito, il tessuto in viene ripreso manualmente in piccoli "nodi" seguendo il perimetro del disegno. Una volta terminato viene immerso nel colore, in acqua bollente, e steso ad asciugare; Quando il tessuto è ben asciutto, si sciolgono i nocini che delineano il disegno, e così questo appare in un contrasto di colore, in quanto nella parte annodata il la tintura non si è fissata.

BANDINELLA: Tessuto rado e leggero, molto apprettato, usato per imballare e avvolgere i tessuti e per realizzare i modelli di sartoria.

BANDOLIERA: Striscia di cuoio o tessuto portata ad armacollo dai soldati per le munizioni o sulle uniformi per ornamento. Con tale termine si indicano ora le borse indossate a tracolla. In francese si dice En Bandouliere.

BANGLE: Accessorio di bigiotteria che consiste in maxi bracciali di differenti tonalità e realizzati in diversi materiali.

BANLON: Tipo di filato sintetico ottenuto attraverso un processo di arricciatura e brevettato da una ditta americana. Il tessuto realizzato con questo filo, diventa elastico e la sua superficie risulterà crespata.

BANNOCKBURN: Tweed scozzese tessuto alternando fili doppi a fili singoli.

BARATHEA: Stoffa simile al drap o drapé, con effetto di riflessi; è un pettinato in lana-cotone o in lana-mohair, utilizzato soprattutto per confezionare abiti da sera, n particolare lo smoking.

BARCHETTA: Tipo di scollatura ampia, scostata dal collo lateralmente sulla linea delle spalle.

BARRÉ: Tessuto con effetti di righe orizzontali in trama, ottenuti con il colore o con l'armatura.

BARIOLÈ: Termine francese che significa variopinto, screziato usato per identificare abiti di tale genere.

BARLEYCORN: In inglese significa grano d'orzo, è un tipico disegno per stoffe di cachemire o lambswool, adatte a giacche sportive. E' chiamato anche "Cappello da prete", per l'aspetto a forma di piccoli tricorni, simili ai cappelli dei preti del '700, che assume il disegno.

BARONETTO: Tessuto di raso lucente, realizzato con ordito in cotone e trama in raion, facilmente deteriorabile.

BARONG TAGALOG: Indumento tradizionale filippino che consiste in una sorta di elegante camicia, leggera e ricamata sul davanti, con collo alla coreana o ad aletta ed allacciatura sul davanti fino a metà torace, che viene indossata fuori dai pantaloni per far vedere il ricamo. Pur essendo il tipico capo maschile da cerimonia o matrimonio, spesso viene indossato anche dalle donne.

BARRACANO: Dall'arabo barrakan ovvero "stoffa grossolana", è un mantello usato dalle popolazioni dell'africa settentrionale. Il termine indica anche il tessuto grossolano, resistente ed impermeabile di cammello o di capra, con cui beduini e arabi fabbricano l'omonimo mantello. E' chiamato anche "Burnùs".

BARRATURA: Tipico effetto riscontrabile nel tessuto finito che si manifesta con diverse sfumature nella trama, ed effetti ottici orizzontali molto visibili. Un tessuto "barrato" è considerato difettoso, fallato.

BARRÈ: 1- Termine francese che indica una tipica lavorazione circolare ed orizzontale dei visoni e dei breitschwanz.
2- Tessuto rigato in senso trama orizzontale.

BASCHINA: Parte della giacca o della gonna che va dalla vita ai fianchi. All'inizio del 1500 in Italia indicava un vestito intero con busto e piccole falde intorno alla vita.

BASCO: Berretto di panno rotondo e piatto, senza testa, falde ne visiera, con in cima un cappietto della medesima stoffa. Lo si può trovare realizzato anche in maglia.

BASIC: Dall'inglese basico, indica una categoria di capi d'abbigliamento caratterizzati dalle linee semplici e lineari e che costituiscono punti di riferimento insostituibili nel loro genere, i classici.

BASINO o BASENO: Tessuto di cotone con intreccio e spiga adatto per indumenti, biancheria, fodere, grembiuli. Il termine, proviene dal nome di fabbricante di Lione, certo Basen.

BASQUE: Detto anche Basquette, è un termine usato per indicare una falda di abito.

BASTONCINO: Disegno caratteristico dei tessuti di camiceria da uomo, formato da righini, righe o strisce verticali, regolari, parallele e  alternate fra chiare e scure.

BASTONE: Ramo d'albero arrotondato e lavorato, usato per appoggiarsi camminando, talvolta come arma di difesa o come ornamento.

BATAVIA: Nome dell'antica capitale di Giava (oggi Giacarta), indica una particolare armatura nella tessitura che da alla trama della stoffa un andamento diagonale con diritto uguale al rovescio, come avviene per il covercoat, la grisaglia o il lied-de-poule.

BATIK: Termine giavanese che significa disegno. Indica un tipo di tessuto con disegni, originario dell'Indonesia; Il tessuto è cosparso di cera nelle zone che non devono essere colorate, rese così impermeabili, e successivamente immerso nel bagno di colore desiderato. Essiccato il colore e sciolta la cera, il disegno risalta.

BATISTA: Nome preso dal suo creatore Baptiste de Cambrai, vissuto nel XVIII sec. Stoffa in lino o cotone molto fina e leggera, morbida e quasi trasparente. Viene usata per camicie estive, biancheria e fazzoletti. Gli inglesi la chiamano anche Cambric o Cambrai (dal nome della città).

BATTITACCO: Fettuccina di tessuto che si applica sugli orli dei pantaloni ed è usata per evitare il consumo del tessuto che viene a contatto con la scarpa.

BATTITURA: Operazione talvolta applicata nella filatura delle fibre per pulire i fiocchi, eseguita con un macchinario apposito.

BATTUTA: Termine che indica l'inserimento delle trame a telaio ed è sinonimo del termine di trama.

BAVA: Filamento continuo emesso dal baco da seta per costruire il bozzolo. La bava è a sua volta composta da due bavelle, filamenti irregolari esterni che vengono estratti come cascame prima iniziare la dipanatura del filamento regolare e continuo.

BAVERA: 1- Collo ampio increspato o pieghettato che circonda la scollatura.
2- Mantellina femminile che scende sulle spalle e sul petto usata al momento della toilette.

BAVERO: Risvolto del vestito, della giacca o del soprabito attorno al collo.

BAULETTO: Tipo di borsa realizzata con un unico pezzo comprendente i quadranti anteriore e superiore e il fondo rigido, solitamente con piedini agli angoli. Chiusa tramite zip, comprende i manici e, talvolta, anche la tracolla.

BAZANA: Tipo di pelle ottenuta da pelli di montone conciate al sommacco, usata per stivali e marocchineria.

BCBG: Stile parigino della ricca Rive Droit, nato negli anni '80 e fedelissimo all'eleganza, al bon ton, alla cura di sé e a quella serie di capi classici e lussuosi comuni a più generazioni, come pullover di cachemire, impermeabili, ballerine, foulard di seta, borse Birkin, twin-set, gonne scozzesi, tracolle, collane di perle ed orologi costosi.

BE BOPPERS: Subcultura nata in America negli anni '40 insieme ma in contrapposizione agli Zooties I Boppers suonavano un nuovo genere di jazz, il Be Bop, e indossavano completi doppio petto neri a righe bianche, un fazzoletto nero attorno al collo, occhiali con montatura di tartaruga, baschi come copricapo ed erano soliti portare una barbetta caprina.

BEACHWEAR: Termine inglese che indica l'insieme dei capi di abbigliamento e accessori che vengono indossati in spiaggia, come il costume da bagno, il copricostume, le infradito ecc.

BEATLES: Tipo di stivaletto alla caviglia realizzato su base a tronchetto, con tacco cubano e punta tagliente; non presenta allacciatura perché viene infilato facilmente grazia alla presenza di una fascia elastica su entrambi i lati del collo del piede. Questo tipo di calzatura venne realizzato appositamente per il gruppo rock da cui prende il nome nel 1961.

BEATNICKS: Termine inglese usato per indicare la subcultura nata in America dei ragazzi capelloni in protesta contro la società negli anni '50 - '60, anche detta Beat Generation. Dal punto di vista stilistico, dimostravano indifferenza verso gli abiti, adottando uno stile povero, casuale, sciatto, composto per lo più da pantaloni di velluto a coste, jeans, maglie a girocollo, maglioni da marina o a collo alto, scarpe da tennis desert boots o sandali alla francescana e l'immancabile casacca militare a quattro tasche o il parka imbottito.

BEAUTY-CASE: Termine inglese che indica una valigetta da viaggio contenente tutto il necessario per il trucco e la toilette in genere.

BEAVER: Termine inglese che significa castoro. E' una stoffa di lana pesante, da uomo, follata, garzata e cimata, dall'aspetto morbido e vellutato come il pelo di castoro da cui trae il nome.

BECCO d'ANATRA: Nome che fa riferimento ad un tipo di scarpa, usata nel XVI sec., molto lunga e piatta che ricorda proprio il becco dell'anatra.

BEDFORD: Tessuto molto resistente in lana a coste verticali, utilizzato principalmente per confezionare pantaloni da equitazione.

BEGUINE: Indica la cuffia delle beghine, religiose di comunità cattoliche fondate nel XII secolo. In generale indica un tipo di cuffia.

BEIGE: Detto di un colore dalla sfumatura grigia tendente al nocciola più o meno chiaro.

BEKISHE: Tunica o cappotto da uomo in seta o poliestere, generalmente nero e lungo fino alle ginocchia, con ampie maniche e bottoni sul davanti, che viene indossata dagli ebrei Chassidici e da alcuni ebrei Haredi durante i giorni di festività e per celebrazioni importanti.

BEMBERG: Detta anche Raion Cuprammonio, è una fibra artificiale di cellulosa ottenuta dai corti filamenti dei semi del cotone. E' una fibra molto resistente, usata principalmente per la produzione di fodere, ma viene anche usata per capi di abbigliamento esterno.

BENDA: Striscia di tela, garza o tessuto, usata sia per abbigliamento e ornamento, sia per medicazioni.

BENGALINA: Stoffa di lana o seta a trama cardonata, originaria del Bengala, da cui ne deriva il nome.

BERLINO: Ricamo fatto su lane pettinate maggiormente con cucitura con punti a tenda o a croce su tela. I disegni vengono copiati punto per punto in imitazione dei modelli stampati. Nell' Ottocento la città di Berlino fu il centro principale per la produzione di questi modelli e la tintura delle lane.

BERMÀ: Ampia sopravveste indossata dalle dame, tipo mantello.

BERMUDA: Calzoni lunghi al ginocchio nati nelle isole omonime, usati come capo estivo, sia da uomo che da donna.

BERRETTA: Copricapo di foggia varia che può essere rigida, quadrata a tre o quattro spicchi.

BERRETTO: Copricapo maschile aderente al capo e per lo più con visiera.

BERRITTA: Termine sardo che significa berretto e che identifica il tipico copricapo regionale maschile, realizzato in stoffa di orbace, o semplice panno di lana, di colore nero. La sua forma particolare consiste in un tubo di maglia lungo 150 cm chiuso alle estremità stondate, che viene indossato infilandone una metà dentro l'altra in modo da ottenere una sorta di sacco lungo circa 70 cm, che, salvo la parte che calza sulla testa, resta libero come una sorta di coda.

BETA: Detta anche Sinabeta, è una fibra artificiale di cellulosa e proteina.

BIAIS: E' un termine francese che indica un tessuto tagliato in sbieco.

BIANCHERIA: Complesso degli indumenti intimi personali sia da uomo sia da donna.

BIJOU: Termine francese che indica un gioiello raffinato ed elegante.

BIKERS: Subcultura americana che si sviluppò dopo la Seconda Guerra Mondiale come simbolo di fuga ed insoddisfazione nei confronti della vita domestica a cui i reduci di guerra non si sarebbero mai potuti adattare; indossavano jeans arrotolati, pesanti stivali con fibbie, t-shirt e giacche in denim, tutti capi robusti appartenenti alla classe operaia che ben si sposavano con l'amore per le motociclette e per i viaggi che essi avevano. 

BIGARRE: Termine francese che significa screziato ed indica un tessuto macchiettato a colori diversi.

BIGELLO: Panno rozzo dal pelo lungo che una volta si tingeva in rosso e veniva anche chiamato "panno villanesco".

BIGIOTTERIA: Assortimento di collane, spille, bracciali, orecchini decorativi realizzati con metalli poco preziosi.

BILIAUD: Sopravveste tagliata come una camicia, che dal X sec. in poi viene usata sia dagli uomini sia dalle donne.

BINATURA: Operazione per cui, tramite macchine tessili, vengono accoppiati più fili per la torcitura.

BIRKIN BAG: Borsa creata negli anni '80 dalla casa di moda Hermès e così chiamata in onore dell'attrice e cantante Jane Birkin. Questa borsa rigida, realizzata con diversi tipi di pelle (coccodrillo, struzzo, lucertola ecc...) è molto simile alla Kelly Bag, rigira e chiusa tramite un lucchetti, da cui si differenzia principalmente per la presenza di due manici anziché uno.

BIRRO: Indumento tra il camiciotto ed il mantello indossato dalla povertà romana, e caratterizzato da un cappuccio cucito allo scollo, realizzato con la medesima stoffa del vestito.

BISSO: Filamenti setosi e lucenti che secernono alcuni molluschi, come il mitilo e la pinna, per fissarsi al fondo marino. Possono essere tessuti come la seta, in una stoffa morbida e delicata di qualità rara e molto costosa, riservata, anticamente, solamente ai Re. Per estensione, viene definito Bisso un tessuto particolarmente fine e delicato in seta o lino.

BLAZER: 1- Tessuto a righe, o fasce verticali colorate, usato per giacche sportive distintive di certi colleges o clubs inglesi.
2- Più comunemente indica la giacca di taglio ampio e sportivo.

BLIAUT: Indumento femminile indossato dalle donne europee, particolarmente in Francia, nel XII secolo. Consisteva in un voluminoso abito, talvolta a più strati, la cui gonna, spesso drappeggiata a pieghe, cominciava subito sotto l'addome, dov'era evidenziata da una cintura, e le maniche erano aderenti fino al gomito per poi allargarsi largamente a campana, spesso fino a toccare terra. La versione maschile era corta alle ginocchia e con maniche che si allargavano soltanto ai polsi.

BLING: Termine che indica l'ostentazione di gioielli ed ornamenti pacchiani da parte delle comunità rapper e hip-hop come manifestazione di opulenza spudorata al fine di rendere nota l'ascesa da una vita povera e di strada ad una vita più agiata.

BLOOMER: Calzoni lunghi e sbuffanti alla turca, indossati sotto una gonna ed una giacca corta. Fu un costume di riforma ideato dall'America Bloomer nel 1851 da cui prese il nome.

BLOUSSE: Termine francese per indicare i cascami, scarti della pettinatura.

BLOUSON: Giacca lunga fino ai fianchi dove si arriccia tramite una coulisse o una fascia. Generalmente chiusa da una cerniera come la giacca a vento o da una abbottonatura che arriva al collo.

BLUCHER: o Stivale alla Prussiana, è un tipo di stivale con la punta aperta nella parte anteriore, con cucitura laterale diritta. Originariamente aveva i quartieri fatti in un pezzo semplice, senza cucitura posteriore.

BLUE COAT: Soprabito indossato nel XVI sec. dagli assistiti degli istituti di carità, abbottonato al collo fino alla cintura di pelle. Aveva il colletto bianco e risvolti alle maniche.

BLUE JEANS: Nato nel 1850 circa, negli Stati Uniti, da un'idea del bavarese Morris Levi Strauss, come indumento da lavoro per i cercatori d'oro, realizzato in tela di cotone grezzo color indaco proveniente da Nîmes (Francia), da qui il termine denim con cui è identificato. La parola jeans, invece, deriva da Genova (Genes in francese) perchè i marinai genovesi portavano un pantalone fatto con un tessuto molto simile al denim chiamato genes, divenuto poi jeans in America. I jeans appariranno per la prima volta in Europa soltanto un secolo dopo, nel 1945, indossati dai primi turisti americani; da allora divennero in tutto il mondo un prodotto di enorme richiamo.

BLUSA: Casacca lunga fino alla vita, indossata da uomini e donne del Medioevo. Usata come camiciotto o sopravveste da lavoro, venne poi rielaborata ne XIX secolo divenendo capo femminile.

BLUSANTE: Si dice di una camicia o un abito non aderente, ma piuttosto ampio e vaporoso, sbuffante in vita.

BOA: Lunga sciarpa in pelliccia o piume di struzzo, che si avvolge attorno al collo  in uno o più giri. Diffusa soprattutto alla fine dell'800 fino agli anni '20, per coprire le spalle scoperte da ampie scollature.

BOA-CONSTRICTOR: Cappotto di serpente o imitazione, lungo fino alle caviglie e con collo alla coreana.

BOBINA: Supporto cilindrico su cui è avvolto il filo da cucito e che viene inserito nella parte inferiore della macchina da cucire.

BOBINA PERLON: Fibra sintetica poliammidica da capro-lattame prodotta in Germania.

BOBOL: Snia fiocco da miscelare con il cotone.

BOCCIOLATO: Tipo di tessuto a nodi.

BODY: Indumento intimo realizzato in maglia elasticizzata che unisce in un unico pezzo maglietta e mutandine, utilizzato come biancheria o in discipline sportive. Oggi è diventato anche capo esterno in quanto la parte superiore può avere la foggia di una maglietta esterna o di una camicia.

BODYSTOKING: Tuta molto aderente, tipo calzamaglia, di cotone o di lana, che avvolge tutto il corpo; il Bodystoking su lanciato per la prima volta verso la fine degli anni '60 da Courrèges e divenne attualissimo verso la fine degli anni '70, realizzato in materiale traslucido e coprente, come componente dell'abbigliamento disco.

BOHÉMIEN: Stile di abbigliamento che somiglia a quello hippy, ma che incarna una visione più estetica che politica e che affonda le proprie radici nel mondo della poesia, dell'arte e della letteratura. Rinominato verso la fine del XX sec. "Boho", diviene un affare per ricchi che selezionano capi e accessori di qualità, provenienti da ogni parte del mondo, semplici, fluidi, dal sapore nomade, coloratissimi ed etnici.

BOLERO: 1- Giacca corta estiva, tagliata in vita, con o senza maniche e allacciatura.
2- Cappello di feltro tondo con l'ala rialzata.

BOLIVIANO: Tessuto realizzato in soffice lana pregiata, usato per giacche e cappotti.

BOLOGAN: Nell'Africa Occidentale tale termine indica lo sfruttamento dell'azione corrosiva di alcuni elementi naturali per tingere con il fango; dopo aver tinto la stoffa grezza con il succo di una radice, si disegnano col fango motivi decorativi, successivamente si espongono le parti di tessuto rimaste libere all'azione di un mordente, ottenendo così diverse sfumature di colore.

BOMBÈ: Linea di abiti a forma tondeggiante e rigonfia.

BOMBER: Giubbotto corto e abbondante, stretto ai polsi e alla vita da fasce in tessuto elasticizzato, chiuso da cerniera e realizzato in vari tessuti. La sua origine è militare, infatti deriva dalle giacche a vento usate dall'aviazione inglese durante la seconda guerra mondiale.

BOMBETTA: Cappello maschile di feltro rigido con cupola tondeggiante e piccola tesa rialzata ai lati. Tipicamente inglese.

BOMBIX MORI: Baco da seta che letteralmente significa bombice del gelso.

BONNET: Alto berretto militare di pelo d'orso che nella metà del 1700 sostituisce il tricorno.

BORCHIA: Dischetto di metallo, avorio, plastica o altro materiale, usato per ornare vestiti e accessori.

BORDARE: Fare un orlo o un bordo a tessuti, abiti o altro.

BORDATRICE: Macchinario che esegue operazioni di bordatura su qualsiasi tipo di articolo, perchè munito di braccio con forma particolare e di uno speciale beccuccio, il bordatore.

BORDATURA o BORDURA: Rifinitura e orlatura fatta con fettuccia a nastro, di abiti e altri capi.

BORETTA: Cascame di cotone per imbottiture.

BORSA: Contenitore di varia forma e grandezza in pelle, tessuto e altri materiali, usata per tenerci denaro, documenti e altro. Derivati sono: 
-BORSETTA: Borsa da signora di varie dimensioni e forme, in pelle, tessuto, paglia ecc.
-BORSELLO: o Borsetto è una borsa da uomo, generalmente in pelle, destinata a contenere portafoglio e altri oggetti personali. In auge verso la fine degli anni '60 del 1900 in poi data la scomparsa delle tasche dai pantaloni aderenti.
-BORSELLINO.

BORSETTERIA: Settore artigianale o industriale che produce e commercializza borse in genere.

BOTTONATO: Tipo di filato o tessuto con effetto a bottoni, anche a vari colori.

BOTTONE: Piccolo disco, di vari materiali, che serve per mantenere accostate die parti di un indumento.

BOUCLÉ: Definisce un qualsiasi filato o tessuto a pelo lungo, con ricci e fibre inanellate sulla sua superficie.

BOUFFANT: Particolare linea di abito a sbuffo.

BOURETTE: Cascami di seta che danno il nome ad un tessuto fantasia, dalla superficie irregolare caratteristica per i nodini o fiocchettini di cascami incorporati nel filato.

BOUTIQUE: Dal francese che significa bottega, è un negozio o laboratorio in cui si vendono abiti o altri capi d'abbigliamento.

BOW TIE: Dall'inglese cravatta ad arco, corrisponde all'italiano cravattino. Gli angloamericani distinguono rispettivamente il Bow Tie a forma di farfalla, il farfallino, da quello a forma più allungata e non arrotolata, il papillon.

BOX-CALF: Tipo di pelle di vitello al cromo, usata esclusivamente per calzature.

BOXER: Tipo di mutande da uomo di forma simile ai pantaloncini usati dai pugili, da qui prende il nome.

BOZZIMA: Sostanza collosa di varia natura (amido, colla, resina, olio...) con la quale vengono imbevuti i filati per renderli più resistenti e lisci.

BOZZOLO: Involucro ovale fabbricato dalla larva di certi lepidotteri, e specialmente dal baco da seta, mediante una bava coagulata emessa da un apparato secretore che contiene la crisalide prima che si trasformi in farfalla.

BRACCIALETTO: Ornamento, per lo più prezioso, a forma di cerchio che si porta al polso o al braccio in alto.

BRACHE: Parola di origine celtica che indica una sorta di calzoni lunghi fino al ginocchio. Comparvero nel I sec. d.C. e si diffusero a Roma ad opera dei Barbari che le realizzavano in pelle di capra. Nel medioevo vennero poi utilizzate dagli uomini insieme alle calze.

BRAGHETTA: Lembo di tessuto abbassabile, fissato sul davanti delle strettissime calze brache in uso nel 1400. Nelle antiche armature era la protezione del basso ventre, fissata alle falde della maglia.

BRANDELLO: Frammento strappato di tessuto o altro materiale.

BRAND COMMUNICATION: In ambito moda, è l'identità della marca, formata sulla base dei valori razionale ed emotivi ad essa attribuiti. E' trasmessa attraverso la definizione di mondi simbolici, che esibiscono stabilità dentro la mutevolezza incessante della costruzione di uno stile.

BREITSHWANZ: Pelliccia pregiata ricavata dall'animale nato per aborto di una pecora di razza Karakul. Ha un pelo molto corto e liscio con qualche marezzatura caratteristica; di una lucentezza eccezionale, ha colore nero-bluastro.

BRELOQUE: Ciondolo o medaglione appeso ad una collana.

BRETELLE: Strisce in tessuto, pelle o elastico nate per sostenere le ampie gonne alla fine del '700. Sono passate all'abbigliamento maschile con l'avvento dei pantaloni lunghi. Si incrociano a "Y" sulla schiena e si agganciano sul davanti con asole e bottoni o morsetti metallici.

BRILLANTÉ: Tessuto rasato con effetti brillanti dovuti ad un particolare rapporto quantitativo fra trama ed ordito.

BRILLANTINA: Tessuto con le stesse caratteristiche del popeline, ma con piccoli disegni lucidi, ottenuti con effetto di intreccio, che solitamente è realizzato in cotone. Viene soprattutto usato in camiceria.

BRILLANTINO: Tessuto operato in lucido, di seta o fibra artificiale.

BROCCATO: Da broccare che, in termini tessili, significa ornare una stoffa con tessuto a rilievo.Si tratta di un tessuto in seta pesante, semirigida con effetto a rilievo nei ricami su fondo rasato e lucido; a volte viene lavorato con fili d'oro e d'argento. E' stato usato per confezionare abiti da sera sin da metà '800, ma è anche impiegato per realizzare cravatte da uomo. La versione leggera con disegni lucidi su fondo opaco o viceversa, viene chiamata Broccatello (simile al damasco).

BROCHE: Spilla, spillone o fermaglio.

BRODERIE: Guarnizione ricamata da applicare agli abiti.

BRODERIE-ANGLAISE: Particolare ricamo usato per la biancheria intima femminile.Si esegue usando un filo bianco su un tessuto in cotone dello stesso colore.

BROGUE: Nome di un'antica scarpa pesante di origine scozzese o irlandese; per gli americani il termine indica qualsiasi tipo di scarpa chiusa, robusta e allacciata con stringhe (come le oxford). Termine usato anche per indicare una specifica decorazione della scarpa.

BRUCIAPELO: Operazione di rifinitura del tessuto che elimina, con macchine adatte, la peluria superficiale.

BRY-NYLON: Fibra sintetica usata per abiti estivi.

BUDGET DI VENDITA: Bilancio di previsione delle vendite, definito per linea, marca e area geografica, in base alla valutazione del "potenziale di vendita". Il monitoraggio della clientela per zona e per prodotto è il punto di partenza per la definizione degli obiettivi della strategia commerciale.

BUCKSKIN: Termine inglese che indica la pelle del maschio del camoscio, cervo, alce o antilope. E' una varietà di cuoio scamosciato dall'aspetto robusto e dalla mano vellutata. Chiamato anche Nubuk.

BUCKRAM: Tessuto rigido in lino o cotone usato per realizzare capelli o vestiti dalla foggia rigida. Trattato con appretti più potenti, viene usato per rilegare libri.

BUDËNOVKA: Cappello facente parte essenziale della divisa comunista della guerra civile russa, il cui nome ufficiale era "Elmo di panno". Si tratta di un cappello morbido di lana con visiera ed una sorta di becco sul capo, dotato di paraorecchie che possono essere piegate all'insù accostate alla testa o giù a coprire le orecchie ed il collo e che può essere così indossato sotto l'elmetto.

BUKHARA: 1- Nome di una città e regione dell'Uzbekistan, dove si alleva la razza di pecore Karakul, da cui si ricava la pelliccia Bukhara.
2- Tipo di ricamo utilizzato per abbellire l'omonimo tappeto, solitamente da preghiera.

BULGARO: Dal latino bulgàrus, è una qualità di cuoio rosso molto scuro, chiamato anche cuoio di Russia.

BUGRANE: Grossa tela grezza utilizzata per rinforzare alcune parti degli abiti.

BULGARO: o Cuoio di Russia. Cuoio ottenuto dalla concia di pelli di cavallo, trattate con corteccia di pino, betulla, salice. E' impermeabile ed emana un caratteristico odore.

BUNAD: Tradizionale costume norvegese di origini rurali, dal design elaborato, con ricami, sciarpe, scialli e gioielli. La versione femminile si compone di una lunga gonna con corpetto e camicia, e la versione maschile comprende una giacca con pantalone al ginocchio, gilet e camicia, entrambi riccamente decorati.

BURANO: Merletto prodotto nell'isola omonima dell'estuario di Venezia.

BURBERRY: Termine che, prendendo il nome da un'importante casa di moda Inglese, indica genericamente l'impermeabile beige, con cintura in vita, e foderato in tartan rosso, nero e bianco, e tutti quei capi che presentano tale tipo di tartan.

BURDA: Termine di origine araba che significa mantello e che indica un pezzo di stoffa che veniva indossato dagli Arabi, sin dall'età preislamica, sopra i vestiti per proteggersi dal freddo notturno e dal calore diurno, in quanto fungeva come una sorta di isolante termico.

BUREAU DU STYLE: Gruppi di osservatori che fanno circolare le notizie sulle tendenze generali in merito a forme, colori, gusti per linee e oggetti.

BURLESQUE: Tipo di abbigliamento usato negli spettacoli di spogliarello inteso come arte performativa e che si rifà alle pin-up del periodo post bellico, ed alle spogliarelliste degli anni '50. E' composto da bustini e corsetti con balze, fronzoli, pizzi, perline e paillette, calze e reggicalze, guanti e scarpe con tacco a spillo.

BURNUS: Termine derivante dall'arabo che indica un tipo di cappotto di lana bianca, tagliato in un solo pezzo, tipo mantello, che veniva usato dai Berberi dell'Africa Mediterranea in inverno.

BURQUA: Capo di abbigliamento delle donne afgane che può essere di due tipologie: il Bandar Burqua che consiste in un un velo fissato al capo e che copre l'intera testa ma che lascia scoperti gli occhi, e in alcuni casi anche la bocca che è però velata da una retina; ed il Burqua Afgano ( o completo)  che consiste nell'intero abito, nero o blu, che copre interamente il corpo dalla testa ai piedi e che all'altezza degli occhi può avere una retina che permette di vedere parzialmente senza così scoprire gli occhi della donna.

BUSTIER: Nato come capo di biancheria intima femminile, serviva da reggiseno e canottiera contemporaneamente, si autoreggeva o aveva spalline sottili. Di recente è diventato un capo da sera realizzato in svariati tessuti, fogge e colori.

BUSTO: Struttura usata per stringere la vita e modellare le forme di seno e fianchi. Se ne ha notizia fin dall'antica Grecia, ma è dal 1500 che diviene elemento indispensabile per le donne (soprattutto se di alto rango); allora era rigidissimo, in lamina di stagno, per mantenere il busto eretto ed appiattire il seno. Nel 1600, in Francia, diventa di pizzo e raso e, in certi casi, imbottito per evidenziare i seni; nel 1700 venne rinforzato con l'ausilio di stecche di balena o metallo e veniva allacciato dietro con una stringatura rigidissima per stringere la vita all'inverosimile. Dopo una pausa del suo utilizzo durante la rivoluzione francese e l'età napoleonica in cui regna lo stile impero, nel 1800 torna indispensabile elemento dei guardaroba femminili, da esser addirittura prodotto in serie, fino alla prima guerra mondiale. Dal 1920 scompare lasciando il posto a guaine elastiche, reggicalze e reggiseni. Anche gli uomini ne fecero uso nella seconda metà dell'800 per avere un ampio torace ed una vita stretta.

BUTAN: Lana e fibra poliammidica per un filato dall'aspetto velour, mosso da un minutissimo ricciolino; si trova in tinte chiare e mélange.

BUTTON-DOWN (COLLAR): Letteralmente tradotto come colletto con bottoni alle estremità, indica la camicia con il colletto che ha le due estremità trattenute da bottoncini. Inizialmente era usato dai giocatori inglesi di polo per evitare che il colletto svolazzasse durante le corse.

giovedì 19 giugno 2014

La tenda Munablom

 "Dalla conchiglia si può capire il mollusco,
dalla casa l'inquilino."
(Victor Hugo - "I miserabili")









Afro-tenda coloratissimain kanga africano per un moderno bagno bianco.
Hema

martedì 17 giugno 2014

DANDY

"Il dandismo non è neppure, come sembrano credere molti sconsiderati, un gusto sfrenato del vestire e dell'eleganza materiale. 
Per il dandy perfetto tali cose sono unicamente un simbolo della superiorità aristocratica del suo spirito".
(C. Boudelaire - "Il pittore della vita moderna")




Fenomeno della moda diffusosi in Francia ed Inghilterra nel XIX secolo.

La mentalità dandy va contro tutto ciò che rappresenta il progresso dell'800, il lavoro, l'arricchimento, ed è caratterizzata da un atteggiamento nostalgico verso l'epoca in cui l'aristocrazia veniva socialmente riconosciuta come classe superiore, in cui chi era ricco era naturalmente privilegiato e libero di riposare senza tanti scrupoli.
I dandy venivano considerati eccentrici, démodé, effeminati, annoiati, raffinati, imprevedibili ed incostanti; non seguivano i dettami della moda, piuttosto davano vita a quei particolari e dettagli nell'abito, che li distinguessero dalla massa.
Nell'abbigliamento del dandy, caratterizzato da attillati pantaloni al ginocchio in velluto, giacche da frac con le code, camicie bianche e scarpe in vernice, è facile riscontrare particolari come guanti e fazzoletti dai colori accesi, le cravatte annodate e piegate alla perfezione, papillon, i fiori rari portati all'occhiello delle giacche e bastoni da passeggio.
Il primo dandy della storia fu l'inglese George "beau" Brummel, ma quelli che tutti ricordano come i simboli del dandismo sono l'irlandese Oscar Wilde, che sovente indossava giacche corte e panciotti, il francese Charles Baudelaire, che indossava lunghe mantelle nere con larghi papillon, e l'italiano Gabriele D'Annunzio con i suoi completi colorati e camicie inamidate.


lunedì 16 giugno 2014

A

À JOUR: Termine francese, che significa a giorno, usato per indicare un tipo di ricamo traforato.

À L'ANDROSMANE: Copricapo dalla forma particolare, ricavato dal pelo del castoro che veniva indossato dai francesi verso la fine del 1700.

À LA PAGE: Termine usato per indicare un capo "all'ultima moda".

À LA GIRAFFE: Acconciatura femminile di moda dopo il 1820. I capelli, guarniti con fiocchi, nastri e piume, si alzano fino a picchi sproporzionati e, otre ai classici spilloni ornamentali, devono essere sostenuti con fili di ferro.

À LA VILLE DE PARIS: Prima tipologia del magazzino di vendita che, aperto nel 1841, pratica il sistema dei "prezzi fissi", eliminando, così, la fase della negoziazione tra il mercante ed il cliente. Con questo nuovo sistema commerciale, la visione della merce esposta è slegata dall'atto dell'acquisto: si può girare liberamente tra la grande varietà di prodotti seriali a prezzi accessibili, senza l'obbligo di comprare.

À LA POULAINE: Tipo di scarpe usate nel Medioevo (1200-1400) con suole sottili, senza tacco, e punte rivoltate. Nel 1800 tale termine veniva usato per indicare un tipo di acconciatura.

À RAMAGE: Tipo di stoffa tessuta a foglie, ad imitazione di rami e fiori, ad arabeschi.

À RAYURES: Tipo di tessuto rigato o a strisce.

ÀBACA (AB):  Fibra tessile vegetale ricavata da l libro e dalle foglie della pianta omonima, il cui nome scientifico è Musa Textilis, appartenente alla famiglia delle Musacee. Originaria delle Filippine, è più conosciuta come "Canapa di Manila, dal nome della capitale, e viene commercializzata anche come "Canapa di Cebu" o "Canapa di Davao". Viene impiegata greggia per fabbricare spaghi e cordami da marinai o per intrecciare cappelli; trattata in maniera particolare e tinta manualmente, viene tessuta per realizzare il T'nalak, tessuto tipico filippino.

ABAYA: Indumento femminile del Golfo Persico che consiste in un lungo camice neri, di tessuto leggero che copre tutto il corpo, eccetto la testa, i piedi e le mani.

ABBIGLIAMENTO: 1- Dal francese habillement, indica l'insieme di indumenti e accessori destinato a coprire e abbellire il corpo.
2- Settore dell'artigianato e dell'industria, che produce e distribuisce manufatti, vestiario e relativi accessori. Comprende l'abbigliamento infantile, uomo, donna, in pelle, sportivo, calzature ed accessori, maglieria, pelletteria. 

ABITI SIMULTANIÉS: Abiti creati da Sonia Delaunay, pittrice di origine russa che si rifà agli impressionisti, con i quali condivide le opinioni sulla percezione cromatica: in quello che appare come un colore unico, si possono individuare, attraverso una "visione atmosferica e non sintetica", una molteplicità di tinte diverse dalla cui combinazione deriva l'effetto finale. Sul rapporto delle sfumature di colore, si sviluppa la ricerca nel campo della moda e di ogni arte visiva: il linguaggio utilizzato ricollega moda e pittura, in un percorso denso di contaminazioni, che, nel gioco delle forme e dei colori, esaltano il movimento dei corpi. 

ABITO: Dal latino habitus, è un capo di abbigliamento formato da una o più parti, che può variare e seconda della circostanza e assumere nomi diversi. Sinonimi: completo, vestito.
ABITO A CAMPANA: Prima elaborazione di un modello più semplice di abito, a seguito dell'abbandono dell'uso della tournure. Le gonne si accorciano lievemente, lasciando i piedi scoperti e donando più agio nei movimenti e nel camminare. 
ABITO-ÉTUI: Identifica il classico tubino. Abito aderente, tagliato dritto, che evidenzia la figura. Senza colletto, può avere diverse lunghezze e scollature. In voga dal 1918, divenne famoso negli anni '60, anche grazie a Jackie Kennedy/Onassis.
ABITO DA COCKTAIL: Abito da sera, in tessuti come drap, mussole di lana, operati in seta, velluti lisci, laminati totali o parziali, lungo al massimo fino a metà polpaccio, diventato di moda subito dopo la seconda guerra mondiale. Fu un grande classico degli anni '50 da indossare soprattutto durante il tardo pomeriggio per ricevimenti in genere.
ABITO ECCLESIASTICO: Tipo di abito indossato dai prelati, il cui modello varia a seconda dell'ordine religioso a cui appartengono.
ABITO DA MATTINO o DA LAVORO: Abito pratico e semplice, da indossare nella prima parte della giornata.
ABITO DA POMERIGGIO: Abito elegante e raffinato da indossare in diverse occasioni pomeridiane.
ABITO RAZIONALE: Proposto nel 1850 da Amelia Bloomer, come modello pratico per le donne; è costituito da calzoni alla turca, molto ampi, portati sotto una gonna larga e corta al ginocchio. Idea ripresa dalla viscontessa Halberton nel 1881 come fondamento dell'Associazione per il Vestito Razionale, nata con l'intento di sensibilizzare le donne a rinunciare al rigido busto, anteponendo la praticità all'estetica.
ABITO DA SERA: Abito dalla linea esclusiva, indossato in serate particolarmente eleganti. può essere lungo o corto, scollato o semitrasparente, a seconda dei dettami della moda.
ABITO DA SPOSA: Abito adatto per il matrimonio sia con funzione religiosa che civile, realizzato, solitamente, in maniera sartoriale.

ABBOLLA: Mantello militare da viaggio, in uso presso gli antichi romani.

ACAJOU: Termine francese usato nel campo della moda per indicare scarpe di colore rosso.

ACCAPPATOIO: Nome derivato da cappa, costituito in un lungo indumento in spugna che ha la proprietà di avere un facile assorbimento  dell'acqua e di asciugare perfettamente la pelle. Se ne ha notizia per la prima volta nell'elenco della "raccolta dotale" di Bianca Maria di Savoia, sposa nel 1512 di Massimiliano Sforza; i suoi accappatoi erano ricamati in oro.

ACCESSORIO: Complemento dell'abbigliamento che assolve ad una funzione utile e decorativa (borse, calzature, bigiotteria, cappelli, occhiali, guanti, cinture, foulard ...); ogni accessorio deve essere accostato in modo armonico all'abito che si indossa rispettando l'abbinamento dei colori e lo stile dell'insieme.

ACCO: Vecchia denominazione dell'attuale fibra sintetica Creslan.

ACCOPPIAMENTO (di fibre): Operazione che unisce più nastri o bindelli di filo con lo scopo di migliorare la qualità del filato, rilevandone le eventuali irregolarità. 

ACCOUNT: In ambito moda è quella figura professionale attraverso la quale avviene la mediazione tra l'azienda e l'agenzia pubblicitaria. Il suo lavoro consiste nel saper cogliere la filosofia del marchio ed operativizzare, in un progetto comunicativo, il messaggio da trasmettere al target prescelto.

ACESIL: Filato di raion lucido a bave continue.

ACETATO (AC): Filato o tessuto sintetico, ricavato chimicamente dall'acetato di cellulosa, la cui invenzione avvenne in Germania nel 1879. Si usa nella lingerie, nei costumi da bagno, e in capi come impermeabili o giubbotti. Il filato di acetato viene spesso mischiato ad altre fibre per ottenere un aspetto lucido e setificato. E' anche detto, per esteso, Raion Acetato.

ACID JAZZ: Miscellanea di nuovi elementi stilistici, nata alla fine degli anni '80 on contemporanea con l'omonimo etichetta discografica. Gli Acid Jazz sono caratterizzati da un'eleganza retrò anni '50, unita ai capi tipici dei rapper (polo-shirt, pantaloni larghi e scarpe da basket), ed influenze mod (pantaloni a tubo e completi a tre bottoni).

ACIDARO: o Acidario. E' un berretto conico tipico dei Dogi di Venezia.

ACRILICO (PC): Fibra sintetica usata in tessitura ed in maglieria, da solo o in mischia con altre fibre, come sostituto della lana. Il suo utilizzo rende il prodotto finale ingualcibile, conferendogli un aspetto robusto. Le fibre acriliche sono: dralon, velicren, acrilan, leacril, euroacril, orlon, folan ...

ACUPICTUS: Antico nome con cui venivano chiamati i ricami europei nel XII sec.

ADDOLCITURA: Processo in cui le matasse di seta vengono immerse in acqua calda a temperatura media o alta, per liberare la fibra dalla sericina ed ottenere così la "seta addolcita" o "purgata".


AF: Sigla che indica il codice meccanografico per intendere l'uso di 'Altre Fibre' nella composizione di un capo. 

AFFILATORE (per gessetti): Piccolo attrezzo in plastica o legno di forma parallelepipeda con un lato dentato, usato per affilare i gessetti da sarto.

AFFLUENTI: In ambito moda, indica la tipologia di consumatori rappresentata da adulti ricchi che vogliono ostentare il proprio status; adottano così uno stile classico e sono orientati, nelle scelte vestimentarie, dalla marca più che dal modello.

AFRICA: Tessuto di cotone molto resistente ad armatura a saia, solitamente in colore cachi, usato principalmente per fare abiti da lavoro.

AGENTE DI VENDITA: Nell'azienda moda, è l'intermediario commerciale che gestisce la rappresentanza di una o più "case". Visita direttamente i negozianti mostrando loro una parte preselezionata del campionario, registra gli ordini e consiglia sull'esposizione dei capi nel punto vendita.

AGILON: Filato elastico di nilon, prodotto negli USA e impiegato in maglieria e calzetteria.

AGO: Piccolo strumento in acciaio a forma di barretta appuntita con un foro ovale, all'estremità oppsta alla punta, in cui si inserisce il filo per cucire Esistono differenti tipi di aghi a seconda dell'utilizzo:
Aghi per telai e macchine da maglieria:
-A BECCO: Usato su telai per maglieria.
-A CROCHET: Ago automatico usato su telai, la cui funzione è di fare concatenare il filo dell'ago con se stesso e con altri fili per formare un punto di cucitura.
-A DOPPIO BECCO: Usato esclusivamente su macchine per maglieria in trama a maglia rovesciata.
-A LINGUETTA: Ago automatico usato sia su telai per maglieria in catena, sia sulle macchine per maglieria in trama.
Aghi per cucire a mano:
-DA RICAMO: Aghi di media lunghezza dalla cruna lunga per fili da ricamo.
-PER PERLINE: Aghi lunghi e molto sottili che riescono a passare attraverso i piccoli fori delle perline.
-DA RAMMENDO: Ago lungo dall'estremità non appuntita e dalla cruna ampia per i fili di lana.
-PER TAPPEZZERIA: Aghi non appuntiti, più corti rispetto a quelli da rammendo, con un'ampia cruna; usato anche per il mezzopunto e il ricamo con nastri di seta.
-AFFILATO: Ago di media lunghezza, dalla piccola cruna arrotondata, per uso generico.
-BETWEEN: Ago corto dalla cruna arrotondata, per lavori dettagliati e precisi, per la confezione sartoriale ed il trapunto.
-DA MODISTA: Ago lungo, dalla cruna ampia e senza punta, usato per fili di lana, per imbastiture, plissattature, e per la confezione di cappelli.
-PER PELLE: Ago dalla punta aguzza, ricurva e triangolare usato per forare la pelle.
-INFILANASTRI: Ago non appuntito, con una cruna ampia, usato per infilare elastici, nastri e fettucce.
Aghi per macchine da cucire, fondamentali per la formazione del punto poiché porta il filo attraverso il tessuto e forma il cappio nel quale entrerà la punta afferratrice del crochet. Le parti che compongono l'ago per macchina da cucire sono: il calcio, il codolo, la spalla, lo stelo, la scanalatura, la cruna, lo scalfo e la punta:
-UNIVERSALE: Ago adatto a tessuti a trama fitta di quasi tutti i pesi.
-PUNTA A SFERA: Ago dalla punta arrotondata che scivola tra le fibre senza danneggiarle, adatto per tessuti a maglia o con spandex.
-STRETCH: Ago adatto a tessuti elasticizzati, a maglia, con spandex e camoscio sintetico.
-PER MICROFIBRA: Ago dalla punta aguzza per tessuti sottili in microfibra sintetici e di seta.
-DENIM: Ago resistente e dalla punta aguzza, adatto a tessuti in denim e pesanti.
-METALLICO: Ago dalla cruna ampia, adatto per l'uso di fili metallici.
-DA RICAMO: Ago dalla cruna ampia, adatto a fili da ricamo.
-TRAPUNTO: Ago dalla punta aguzza e dallo stelo stretto, usato per raion, poliestere e fili da cucito speciali.
-IMPUNTURA: Ago dalla punta aguzza usato per impunture.
-A LANCIA: Particolare tipo di ago con ali laterali che creano un'apertura tra i fili del tessuto, usato per punti decorativi con effetto a mano.
-DOPPIO o TRIPLO: Composto da 2 o3 aghi fissati ad uno stelo orizzontale, usato per eseguire file parallele di punti.

AGRAFE: Dal francese, fermaglio. Termine usato per indicare qualsiasi tipo di fermaglio, fibbia o spilla.

AGUGLIERIA: Termine che indica tutti i filati usati per lavori a mano eseguiti ai ferri o all'uncinetto.

AIGRETTE: Ornamento del capo, lanciato da Poiret negli anni '20, formato da un ciuffo di piume (penne del paradiso o piume di struzzo), o piume sistemante a ventaglio, che veniva fissato con un cerchietto, con fermagli nell'acconciatura, o al copricapo.

ALAMARO: Dall'arabo al-'amàr (laccio-corda), è una tipica allacciatura per indumenti militari, fatta con corda, o passamaneria di seta, ripiegate a cappio entro cui passa un bottone.

ALBENE: Fiocco di Rhodiaceta opaca, ovvero un tipo di raion opaco acetato di cellulosa.

ALBULA: Filato di raion a bave continue, reso opaco.

ALCANTARA: Tessuto sintetico in poliestere ad armatura a tela dall'aspetto scamosciato, usato per capi di abbigliamento, rivestimenti di automobili ed arredamento.

ALENCON: Particolare tipo di pizzo realizzato ad ago e originario dell'omonima città francese. Solitamente i disegni rappresentano motivi figurativi come foglie, uccelli, vasi ecc... che risaltano sul fondo grazie all'uso di un cordoncino.


ALETTA: Pattina che ricopre vari tipi di tasche.

ALFA (AL): Fibra tessile ricavata dalla pianta omonima e dallo Sparto, delle regioni subdesertiche dell'Africa del Nord, che viene impiegata come la canapa o la juta.

ALGIL: Fibra sintetica prodotta negli USA.

ALGINATO - ALGA (AG): Fibra tessile simile alla seta prodotta con l'acido alginico estratto dalle foglie delle alghe marine bianche e brune.

ALIANTA: Tipo di seta prodotta in Cina, ottenuta dal bozzolo di un insetto che vive sopra gli alberi di Alianto, da cui prende il nome.

ALICULA: Tunica corta avviluppante le spalle, usata dagli antichi Romani.

ALLACCIATURA: Chiusura per abiti, realizzata con bottoni, asole, alamari, cerniere, ganci ...

ALLUCCIOLATO: Termine usato per indicare un tipo di tessuto con fili laminati o lustrini che danno un effetto brillante, tipo lucciola.

ALLUNGAMENTO: Termine usato per indicare una fibra o un filato che hanno subito l'azione della forza di trazione.

ALLURE: Dal francese aller, andare. Parola usata nel campo dell'abbigliamento e della moda per indicare il portamento, l'atteggiamento e l'immagine complessiva che si trasmette.

ALPACA (WP): Pelo dell'animale omonimo, della famiglia dei camelidi, originario delle Ande peruviane, dalla fibra lanosa, lunga, soffice e resistente, impiegato nella fabbricazione di tessuti e filati che portano tale nome. Dai cuccioli di alpaca si ottiene il così detto 'Baby Alpaca', più fine e setoso. Come tessuto, misto al cotone, viene usato per fodere o abiti leggeri.

ALTA MODA: Si dice di tutti i capi raffinati ed originali, sinonimo francese di "Haute Couture".

ALTEZZA DEL TESSUTO: Distanza tra una cimosa e l'altra di un tessuto. Può variare dai 110 cm ai 140 cm per tessuti da abbigliamento ed arrivare ai 280 cm per quelli da tappezzeria.

AMAZZONE: Termine che indica il più antico abito femminile creato appositamente per uno sport, l' equitazione. Di moda a partire dall'800, era di linea molto semplice e mascolina, come anche gli accessori, tipo il cappello a staio, la cravattina a farfalla, i guanti in pelle ed il frustino. La gonna, in panno o velluto, era piuttosto aderente sui fianchi e molto ampia, per poter coprire completamente le gambe quando si cavalcava, mentre scendendo dalla sella, veniva raccolta sul braccio in un armonioso drappeggio; sotto di essa venivano indossati pantaloni di jersey.  Il busto era attillato e aperto davanti su di una camicetta o un gilet, con collo di velluto risvoltato. Le maniche, verso la fine del secolo erano lisce o a gigot. I colori principalmente indossati erano il nero, il turchino, il verde, il grigio l'azzurro ed il rosso scuro. Il nome di tale abbigliamento deriva dalle Amazzoni, guerriere mitologiche greche.

AMBA: Fiocco speciale di raion ad alta resistenza e tenacità.

AMBRA: Resina fossile delle conifere considerata una pietra solare, a motivo del suo colore, con cui si realizzano gioielli. Le varietà più preziose sono quelle che inglobano antichissimi organismi vegetali o animali, come insetti, fiori, foglie ecc. E’ stata la prima pietra preziosa della storia che ha la fama di avere proprietà miracolose, infatti da 7000 anni è utilizzata come amuleto. Il suo colore più noto è il giallo, ma esistono anche di colori blu, rosse, cognac e verdi.

AMBRATO: Si dice di colore giallo-bruno simile all'Ambra.

AMIANTO o ASBESTO (AS): Silicato di magnesio, calcio e alluminio che costituisce l'unica sostanza minerale a struttura fibrosa naturale che si può filare e tessere.

AMICTUS: Termine usato presso gli antichi Romani, per indicare quegli indumenti che venivano avvolti attorno al corpo senza essere infilati dalla testa. Oggi con il termine "Amitto" si identifica un quadrato di tela di lino che il sacerdote indossa durante la messa e che copre le spalle e parte del torace.

AMIDO: Viene ricavato industrialmente dai cereali per essere usato nell'industria tessile come imbozzimante, come addensante nella stampa, e per ottenere appretti rigidi nella maglieria.

AMILAN: Fibra sintetica poliammide da capro-lattame, prodotta in Giappone.

AMAREZZATO: Effetto di ondeggiamento nelle tinte di un tessuto.

AMMORBIDENTI: Sostanze grasse solubilizzate, usate per dare morbidezza e cucibilità ai filati.

AMOERRO: Tessuto di seta, lana, cotone o altre fibre, con caratteristici riflessi marmorei, ottenuti mediante calandratura, per cui si hanno riflessi di luce differenti.

AMPIEZZA: In francese "Ampleur", indica la larghezza totale di una gonna, un abito o un soprabito.

ANADEMA: Diadema, benda avvolta attorno al capo in uso nell'antica Grecia per donne e fanciulli.

ANAFE: Tipo di seta prodotta da un insetto che vive nell'Africa Equatoriale. Di colore bruno viene considerata di basso pregio a causa delle difficoltà riscontrate nel decolorala.

ANALISI DEL TREND: In ambito moda, è l'analisi volta all'individuazione di fenomeni sociali e culturali in un lungo periodo attraverso i quali si possono delineare gli scenari di mutamento del mercato. E' un'analisi empirica, basata sull'osservazione delle dinamiche e dei comportamenti di consumo, che sono determinati dai valori sociali predominanti.

ANDRIENNE: Ampia vestaglia femminile, usata nei secoli XVIII e XVX, che prese il nome da un'attrice nell'Andrienne di Baron (rifacimento dell'Andria di Terenzio), e divenne poi l'abito settecentesco per eccellenza, essendo molto elegante e pomposo. Il corpino era allungato e munito di una profonda scollatura, la gonna era molto ampia e lunga fino a terra. Posteriormente vi era una larga falda a pieghe che dalle spalle scendeva come un mantello allargandosi fino a terra a creare uno strascico ampissimo. Ve ne erano di molto preziose in broccato d'oro e d'argento e con fastosi ricami. Rimase di moda per tutto il 1700 e parte del secolo successivo come veste esclusivamente signorile per le corti.

ANELLO: Cerchietto d'oro, d'argento o altro materiale, che si porta alle dita delle mani per ornamento o come simbolo o condizione. Ha origini antichissime e può essere impreziosito dalla presenza di pietre o diamanti applicati o incastonati a cabochon.

ANGORA (WA): 1- Pelo di una razza di capra originaria della provincia di Ankara (Turchia), che si presenta lungo, fine lucente, soffice e resistente, il cui filato ricavato viene chiamato MOHAIR.
2- Pelo di una razza di coniglio, dall'aspetto molto simile a quello della capra d'Angora, da cui si ottiene, mischiato con la lana, poliammide o puro, l'omonimo filato d'Angora, ampiamente impiegato nella maglieria esterna da donna.

ANGUSTUS CLAVUS: Strisce purpuree che costituivano il principale ornamento dei cavalieri dell'Antica Roma e che, a seconda della diversa ampiezza, stabilivano il diverso grado sociale. Erano strette per i cavalieri e larghe per i senatori.

ANIMALIER: Definizione usata per descrivere stoffe e accessori che fanno riferimento a colori e texture delle pelli degli animali.

ANORAK: Giacca a vento trapuntata di origine Inuit. Inizialmente fatta in pelle di foca, oggi in nylon, è impermeabile, lunga ai fianchi, chiusa tramite cerniera e dotata di cappuccio.

ANTIFIAMMA: Trattamento antiaccensione usato soprattutto per tessuti destinati al campo dell'arredamento o destinati alla realizzazione di abbigliamento specifico per determinate industrie produttive.

ANTIMACCHIA: Trattamento speciale impresso ad alcuni tessuti per renderli impermeabili a macchie di sostanze grasse.

ANTIMODA: Neologismo coniato per definire l'abbigliamento da strada della gioventù ribelle nel secondo dopoguerra.

ANTIPIEGA: Trattamento fisico-chimico che si dà ai tessuti per renderli ingualcibili.

ANTISTATICO: Trattamento per filati e tessuti, atto ad eliminare il formarsi di piccole scariche elettriche, che contrastano la lavorazione del materiale e producono disturbi a chi indossa i capi confezionati in seguito.

ANTISTRAMANTI: Trattamento tendente ad evitare le smagliature di tessuti o manufatti ottenuti con fibre chimiche continue, che tendono a smagliarsi con facilità quando si rompe il punto.

ANTITARMA: Trattamento o prodotto atto a proteggere le fibre ed i tessuti di lana e simili, dalle larve di tarma.

ÁO BÀ BA: Tipo di abbigliamento tradizionale della zona meridionale del Vietnam, soprattutto nelle zone rurali, che consiste in un paio di pantaloni in seta ed una camicia a maniche lunghe, senza colletto e con spacchetti laterali.

ÁO DÀI: Vestito femminile tradizionale vietnamita. Realizzato in seta, è un abito lungo con ampi spacchi laterali che arrivano in vita, molto aderente, e che viene indossato sopra i pantaloni, dal taglio a palazzo, in abbinamento colore.

ÁO GẤM: Versione maschile dell' Áo dài, anch'esso viene portato sopra i pantaloni ed è generalmente in broccato di seta. Viene indossato solitamente in occasioni importanti e cerimonie, come matrimoni, funerali o altre ricorrenze.

ÁO TỨ THÂN: Antico abito tradizionale vietnamita che veniva indossato dalle donne sin dal XVI secolo e che, col tempo, fu associato alla zona settentrionale del paese. Realizzato in tessuti poveri e scuri, era portato soprattutto dalle donne del popolo, ad eccezione di alcuni modelli più elaborati indossati per celebrazioni importanti. Oggi vengono fatti in colori molto accesi e vivaci. L' ào tứ thân, si compone di quattro parti: una lunga tunica aperta sul davanti che dalla vita in giù si divide in quattro parti, una gonna lunga indossata sotto la tunica, il corpetto, yếm, indossato sotto la tunica e una lunga fascia in seta legata in vita.

APACHE: Subcultura francese di primi del 1900 che rifiutava la società industriale borghese e che esteticamente si identificava con berretti a coppola o da marinaio, magliette attillate a righe portate dentro i pantaloni sorretti da sciarpe rosse o blu legate in vita e lasciate penzolare sul fianco e giacche in lino o velluto. Le donne Apache, o "Amazzoni Urbane" indossavano abiti attillati, scialli colorati, nastri al collo e capelli impomatati.

APERTURA: Accorgimento usato in sartoria per i capi di abbigliamento aderenti. Ne esistono diversi tipi, come:
-A PATTA: Viene allacciata da una fila di bottoni i quali restano nascosti, appunto sotto la patta, quando il capo è chiuso.
-CON BORDURA CONTINUA: Viene applicata su un'apertura a taglio o per rifinire l'estremità di una cucitura. E' molto adatta per i tessuti leggeri o di media pesantezza.
-CON BORDO SOVRAPPOSTO: Versione semplificata dell'apertura a fondo manica delle camice da uomo. E' adatta sia a capi eleganti che casual.

APOTYGMA: Piega alta formata dal tessuto del peplo greco, che ricopriva il seno delle donne.

APLOMB: Termine francese che significa letteralmente "a piombo", in italiano detto appiombatura; sta ad indicare il trattamento con cui si rileva la "caduta" e stabilità di un capo per verificare la perfetta vestibilità di un abito e la sua armoniosità nella cura dei dettagli ed uso dei colori. Durante la fase di appoggio sul tessuto viene chiamata "appiombo" la perfetta posizionatura del modello seguendo il drittofilo, o in sbieco o in perfetto traverso, al fine di ottenere capi senza difetti di vestibilità.

APPENDIABITI: Sostegno più o meno elevato da terra che serve per attaccare gli abiti. Ha la forma delle spalle per camicie e capi spalla e talvolta può essere munito di ganci laterali o un'asta orizzontale, oppure è formato da un'asta orizzontale munita di pinze regolabili per appendere gonne o pantaloni. Viene anche chiamato Gruccia, Appendino o Ometto.

APPLICAZIONI: Con tale termine si identificano tutti quei ornamenti decorativi cuciti, ricamati o disegnati su tessuti e capi.

APPOGGIO SUL TESSUTO: Posa del cartamodello sul tessuto rispetto al drittofilo, operazione che si effettua in modo da risparmiare più stoffa possibile.

APPRETTO: dal francese apprȇt, prodotto chimico applicato sui tessuti per renderli più consistenti, impermeabili, irrestringibili e antipiega.

ARABESCO: Tessuto con disegni in stile arabo.

ARAZZO: Termine derivante da Arras, città Francese famosa per la lavorazione degli arazzi. Tessuto eseguito a mano su telaio con figure a motivi ornamentali, destinato a decorare una parete.

ARAMIDICA (AR): Fibra di poliammidi aromatiche, disponibile sottoforma di fiocco o di filo continuo, resistente alla fiamma e in taluni casi anche al taglio e abrasione.

ARAN: Stile di maglieria che si rifà a quello originario delle isole Aran (Irlanda), in lana bianca grezza, con motivi a rilievo, quali trecce e nodi.

AREA DISTRETTUALE: In ambito moda, indica la zona che costituisce un nucleo di specializzazione di una determinata fase del ciclo produttivo, di una tipologia merceolgica o di una categoria tessile.

ARDIGLIONE: Ferretto accuminato per la chiusura della fibbia.

ARDIL: Fibra artificiale proteica ricavata dalle arachidi tramite un procedimento americano.

ARGENTATO: Che presenta un colore dal riflesso grigio brillante come l'argento.

ARGENTINA: Tipo di maglia con maniche lunghe, a girocollo. Termine derivante dalla Repubblica Argentina, da dove ebbe inizio il suo uso.

ARGYLE: Dal nome dell'omonima contea Scozzese, è un disegno multicolore a rombi quadrati sovrapposti, che si ritrova spesso nelle calze, sciarpe e maglioni.

ARISTON: Filato fantasia di raion a bave continue.

ARLAC: Fibra artificiale proteica ricavata dalla caseina del latte con un procedimento americano.

ARMATURA: Unità che regola l'intreccio dei fili della trama e dell'ordito, che da l'effetto del disegno al tessuto. Esistono tre principali tipi di armature:
-TELA: E' l’intreccio più classico e facile in cui tutti i fili di ordito dispari si alzano al passaggio delle trame dispari, e tutti gli orditi pari si alzano al passaggio delle trame pari, con un rapporto quindi di 1:1. Si presenta uguale sul diritto e sul rovescio. Esempi di tessuti a tela sono la Batista, il Crêpe, il Percalle, la Stamigna ed il Taffetà.
-SAIA:  Tipo di armatura nella quale i fili d'ordito legano le trame procedendo con un andamento diagonale e conferendo quindi un tipo di nervatura obliqua, data dallo scarto delle legature, ovvero dei passaggi di un filo di ordito sopra ad uno di trama. Viene anche chiamata Saglia, Sargia, Spiga, Diagonale, Levantina, Batavia, Casimir, Twill. Esempi di tessuti a saia sono il Fustagno, il Denim, il Loden, il Tartan, il Tweed e la Gabardina.
-RASO Intreccio in cui le legature di ordito e di trama sono più rade, quindi il tessuto presenta un aspetto uniforme, lucido sulla faccia a dominante d'ordito e opaco sulla faccia a dominante trama. E' chiamato anche Satin; esempi di tessuti con trama a raso sono il Rasatello, il Damasco, il Broccato, il Lampasso.

ARPILLERAS: Conosciuti anche come "Manti Bordadi", si tratta di tessuti a base di stoppa sui quali si applicano guarnizioni tessili di figure umane, animali, e ortaggi, precedentemente elaborati, in modo da creare un effetto tridimensionale su uno sfondo caratteristico che completa l'immagine raffigurante le abitudini del popolo o testimonianze storiche. 

ARRICCIATURA: Increspatura della stoffa ottenuta fissandovi una filza, un nastro, un cordoncino, o stringendola con una cintura.

ART BUYER: In ambito moda è quella figura professionale che si occupa della comunicazione pubblicitaria come responsabile tecnico per la scelta dei fotografi, disegnatori, sceneggiatori, protagonisti del servizio pubblicitario.

ART DIRECTOR: Figura professionale presente anche in ambito moda, che riveste un ruolo creativo in campo pubblicitario. E' l'incaricato di lavorare sul materiale visuale e, solitamente, fa coppia con un copywriter che, invece, si occupa dei testi. 

ART DIRECTOR CORPORATE IMAGE: Figura professionale che, nell'ambito della comunicazione d'impresa, si occupa di tutto ciò che riguarda l'immagine aziendale.

ARTS&CRAFTS: Movimento che si pone come obiettivo il ritorno alla qualità del lavoro artigianale, recuperata in contrapposizione alla cattiva qualità del processo di produzione seriale della prima industrializzazione. L'industrializzazione non veniva tanto rifiutata, ma invitata a recuperare le tradizioni estetiche dell'artigianato per ridare qualità alla produzione.

ARUNDAX: Fiocco di viscosa a grande resistenza.

ARVAN: Tipo di filato inglese ottenuto con miscela di raion viscosa, ardil e nylon per la fabbricazione di tessuti vari per vestiti e biancheria.

ASCOT: Dal nome dell'omonima cittadina Inglese, è un tipo di cravatta larga che nell'800 era parte integrante degli abiti formali, e veniva tenuta ferma con una spilla.

ASOLA: Dal latino ansula, manico a forma di anello, chiamata anche occhiello. Piccolo taglio nel tessuto di un abito, orlato con punto a smerlo, in cui viene inserito il bottone.

ASOLATRICE: Macchina per realizzare le asole. Esiste anche un piedino apposito da inserire nelle macchina da cucire per fare le asole.

ASSISTENTE PERSONALE: Figura professionale che opera affianco allo stilista e che, saltuariamente, lo sostituisce. Spesso si occupa dei rapporti con i laboratori manifatturieri esterni, dettando le linee guida affinchè la realizzazione sia fedele allo stile aziendale.

ASPATURA: Operazione finale nel trattamento del filato in cui il filo viene avvolto sull'aspo per farne delle matasse.

ASSE DA STIRO: Asse in legno imbottito a forma di semi-ellisse, che serve per stirare gli abiti.

ASTRAKAN: Dal nome della regione Russa di Astrahan, è un tipo di pelliccia nera pregiata, dall'aspetto ricciuto, lucido e setoso, ricavata originariamente dagli agnelli della razza Karakul, uccisi uno o due giorni dopo la nascita, con cui veniva fatto il famosissimo colbacco Russo. Oggi la pelliccia è imitata dal tessuto omonimo.

ATELIER: Voce francese che significa laboratorio, indica il laboratorio di sartoria, lo studio dello stilista.

ATTACCABOTTONI: Tipo di macchinario a ciclo automatico apposito per attaccare i bottoni ai capi.

ATTIFER: Termine francese che sta ad indicare l'abbigliarsi in maniera ricercata e molto raffinata.

ATTILLATO: Si dice di un capo molto aderente al corpo di chi lo indossa.

AUBE: Tipo di camicia corta da mattino

AUMONIERE: Termine francese che indica un tipo di borsetta in velluto con cerniere d'argento cesellato e doppia catena con gancio per reggerla in vita. Verso la metà del 1800 questo tipo di borsetta, detto anche "borsa alla Maria Stuarda", aveva sostituito completamente l'uso delle tasche, data la loro comodità e leggiadria, poiché venivano applicate alla cintura e, senza bisogno di staccarle da essa, per aprirle bastava aprire la piccola molla che le teneva chiuse.

AUTOCOAT: Soprabito o giaccone corto, di foggia sportiva, adatto alla guida dell'automobile.

AUTOMATICO: Bottone formato da due parti metalliche che si incastrano a pressione.

AVANGUARDIE RUSSE: Movimento costruttivista che negli anni '20 del novecento, si riproponeva di ricostruire la società dilaniata dai conflitti recenti della rivoluzione sovietica. Nell' abbigliamento, il rinnovamento era rappresentato dalle nuove stampe con disegni astratti e dall'intento di realizzare capi che eliminassero la visibile appartenenza alle diverse classi sociali. La nuova moda, andava così contro le pratiche vestimentari precedenti, rappresentate dalle sartorie (per l'aristocrazie e borghesia) e dall'artigianato (per il popolo), con l'intento di omologare ogni strato sociale anche sull'aspetto.

AVISCO-VINYON: Fibra artificiale di produzione americana.

AVORIO: Materiale biancastro tendente al giallo che si ricava dalle zanne degli elefanti e lavorato per farvi oggetti di vario uso, tra cui gioielli e componenti di accessori. Con tale termine viene indicato anche il tipo di colore suddetto corrispondente.

AZLON: Fibra artificiale fatta con proteine estratte dalla soia, simile alla vicara.